Riflessione sulla situazione italiana

Povera piccola Italia che non ami i tuoi figli

Come una madre snaturata, non fai crescere le giovani menti, non costruisci libertà, ma continui ad essere imprigionata in politiche medioevali e in una burocrazia che non sembra creata da te per i tuoi figli

I cittadini italiani non sono cittadini, ma sudditi, come lo sono sempre stati. Inneggiano alla libertà, al rispetto, all’amore ma fondamentalmente cercano qualcuno che li guidi, qualcuno che dica loro cosa fare, cosa pensare, cosa credere. Questi siamo noi, per quanto ognuno si professi libero, per quanto ognuno di noi si indegni per dei comportamenti considerati moralmente non accettabili, per quanto ognuno di noi si arrabbi e si rassegni ad un sistema che manca di vero senso civico, di leggi e di pratiche che favoriscano una felice convivenza, uno sveltimento della burocrazia. Rispondiamo: siamo cosi, che ci vuoi fare? Io voglio cambiare questo paese, voglio che un ministro che si dichiara per la semplificazione, invece di bruciare scatoloni, a dir suo, pieni di leggi inutili, riesca a creare un sistema in cui non si debba perdere un’intera giornata (e più) per chiedere un duplicato della patente, in cui un unico ufficio si possa occupare di tutto, in cui ci sia una vera informatizzazione della burocrazia, in cui si possa andare a lavorare sereni, senza dover spendere soldi e tempo in permessi dal lavoro e in code agli uffici. Sogno un paese normale, moderno, che si stacchi dal dover pagare i bollettini postali, in cui ci sia fiducia nelle persone, in cui si possa portare una solo foto ogni 5 anni per tutte le pratiche che la richiedono.

Voglio un paese che stimoli la crescita culturale, che ritenga che i veri cittadini siano coloro che riescono a concepire un pensiero astratto senza doversi per forza allineare alla credenza data dalla tradizione. Un paese i cui cittadini sanno perché studiano, perché sono stimolati a leggere, a conoscere, a prendersi cura dei propri beni culturali e degli altri cittadini.

Voglio un paese che accolga lo straniero e chi è in difficoltà, senza farlo per pietà, ma per vero amore per il prossimo. In quanto l’amore per il prossimo non è legato ad alcuna credenza religiosa, è propria dell’essere umano, come lo è, d’altra parte, anche il cercare di schiacciare il debole per ottenere un immediato e breve beneficio.

Voglio un paese che pensi al futuro e che non miri a sopravvivere al presente; un paese che si renda conto del potenziale dei propri figli e dell’immenso patrimonio culturale che i nostri antenati ci hanno lasciato e che non lo faccia morire giorno dopo giorno.

Voglio un paese che la smetta di promuovere la cultura del furbetto ma che la sostituisca con il rispetto.

Voglio un paese in cui non ci sia più rassegnazione per le buche sulle strade, per i ritardi dei treni, per l’abuso delle auto, per la mancanza di mezzi pubblici, per l’ingerenza della religione nella vita dei cittadini, per i politici cosi al di fuori della vita di ogni giorno dei propri cittadini, per la burocrazia che affonda lo sviluppo economico, per tutti i soldi che dobbiamo pagare per dei servizi che non esistono, per la corruzione, per la mancanza di fondi alla scuola, alla ricerca, alla cultura, per la mancanza di promozione del rispetto vero tra le persone, come persone, per la mancanza di promozione del libero pensiero e dell’autodeterminazione, cosi come del proprio pensiero astratto sui temi che vanno oltre la vita su questa Terra. Voglio un paese che conosca senza filtri la propria storia, senza dover promuovere questo o l’altro gruppo; tutti siamo stati responsabili di ciò che viviamo adesso, inutile dire, io no!

Sta proprio nella nostra cultura l’aver creato ciò che stiamo vivendo, lo vediamo nei gesti che facciamo ogni giorno. Essi sono talmente radicati in noi che nemmeno ci accorgiamo di ciò che possono creare. Una persona fa tanto, ogni gesto crea una catena di eventi. Ma questo a noi non interessa, essendo cosi abituati ad ottenere il beneficio del furbetto, specialmente nelle cose che riteniamo insignificanti. Chi di noi non ha mai parcheggiato in seconda fila, che tanto è solo per un momento?, chi non ha mai infranto le regole del viver civile, tanto chi vuoi che se ne accorga, tanto sono regole inutili? Chi non hai mai giudicato il pensiero degli altri, anche quando quest’ultimo non influiva in alcun modo sul proprio modo di vivere? Chi non ha mai cercato un conoscente in una posizione di potere che potesse dargli una mano? Chi non ha mai buttato una carta per terra? Chi non ha mai evitato di pagare un parcheggio, sperando che non gli venisse fatta la multa? Chi non hai mai fatto una sgarro, sapendo di sgarrare e, ripreso da qualcuno, invece di scusarsi, ha inveito contro chi l’aveva “beccato”? potrei continuare all’infinito…

Questi piccoli gesti quotidiani sono parte di noi, come popolo, come cittadini, come sudditi di quel potente e/o della chiesa cattolica. Chi si libera dal giogo di un potente, reclamando a gran voce la propria indipendenza, quasi sicuramente cadrà nelle maglie di qualcos’/qualcun altro che saprà manipolare la sua mente spacciandogliela per vera libertà. Manchiamo del coraggio di rompere le catene che da quando siamo su questa penisola hanno dominato la nostra vita. Dai romani alla chiesa, da Mussolini a Berlusconi, ciò che ci unisce come popolo è il desiderio di non pensare, di non creare, di non volere dei governanti che non siano privilegiati ma onerati delle loro cariche. Essere un politico non deve essere un privilegio, ma un grosso onere, deve essere un lavoro temporaneo di servizio, non di elevazione sopra alle masse. Terminato questo, bisogna tornare al proprio mestiere di cittadini, convinti di aver contribuito a migliorare la situazione di tutti.

Questo paese sta morendo sotto i colpi dei suoi stessi cittadini, non diamo la colpa ai politici attuali, essi sono  solo l’effetto di tutto ciò che abbiamo messo come cause noi stessi, in tutta la nostra storia.  Inutile sentirsi al di fuori della massa, sentirsi uno dei soliti “4 stronzi” che ragionano in modo diverso. La soluzione per uscire da questa situazione e creare veramente un paese di cui esser fieri è tanto semplice quanto difficile da attuare. La soluzione sta semplicemente nel modo di vivere di ognuno di noi. Siamo cosi assuefatti, cosi abituati, cosi rassegnati che miriamo a sopravvivere, a cercare di rubare le briciole agli altri topi che stanno con noi sotto la tavola, aspettando, nuovamente, un qualche tipo di salvatore che ci faccia uscire da questo inferno. L’inferno siamo noi, ognuno di noi. Fino a quando non capiremo profondamente che le politiche che finora abbiamo seguito ci hanno portato a questo punto e non decideremo di staccarci da questa ripetitività dell’agire e del pensare, la nostra situazione non farà altro che peggiorare.

Coloro che ci hanno dominato hanno solo saputo cogliere ciò di cui avevamo bisogno e lo hanno sfruttato a proprio vantaggio, spacciandolo per beneficio comune. La dominazione della chiesa cattolica ha potuto durare cosi tanto solo perché noi glielo abbiamo permesso, perché non ci siamo mai rivoltati contro di essa, perché non abbiamo mai sviluppato un nostro pensiero personale, indipendente. Non leggiamo, non studiamo, non esploriamo vie a noi sconosciute del pensiero e dell’essere, non apriamo la nostra mente e la nostra vita ad altre strade, non apriamo la nostra vita a ciò che riteniamo, erroneamente, diverso da noi. Odiamo il dubbio perché ci spinge alla ricerca, odiamo la ricerca perché è faticosa e ci fa vedere spesso parti di noi che nemmeno pensavamo esistessero. Cerchiamo solo sicurezze date dall’esterno, cerchiamo la vita facile. Ma quello che troviamo, inevitabilmente, è solo un’ulteriore complicazione della vita ed una più profonda estraneazione tra di noi. Viviamo insieme, ma non ci amiamo, non ci rispettiamo, non ci sopportiamo. Seguiamo vie che sembrano facili, soldi, successo immediato, scorciatoie, apparenza, dedizione a messaggi che nemmeno conosciamo ma che siamo abituati a sentirci ripetere, tanto da sembrare veri. Vogliamo essere al di fuori della massa, ma ci comportiamo come un branco di pecore. Siamo un popolo pieno di contraddizioni, ce ne rendiamo conto, ma crediamo di non avere il potere di cambiare le cose. Sbagliamo, e profondamente. Ciò che viviamo, dentro e fuori di noi,  non è altro che lo specchio di ognuno di noi.

Non dobbiamo fare confronti con gli altri paesi, essi hanno la loro propria storia. Noi italiani dobbiamo trasformare il nostro paese partendo da ognuno di noi come italiano o come non italiano che vive e produce qui con noi. La responsabilità di ciò che troveranno i nostri figli sta a noi, adesso.

Io non voglio dare consigli, ma solo indicazioni, spunti di riflessione. Non voglio dare colpe, ma responsabilità. Vorrei che ognuno di noi si interrogasse sul proprio modo di vivere, sui propri gesti quotidiani, sul proprio rapporto con gli altri, su come risponde, su (e se) come agisce per il bene comune. Vorrei che ognuno di noi si fermasse un attimo nel corso della propria giornata, trovando quei pochi minuti per stare in compagnia di se stesso, per ascoltarsi, per vedere cosa esce dalle profondità della propria vita. Bastano pochi minuti al giorno per trasformare un’intera vita. Vorrei che ognuno di noi riuscisse a sentire ciò che trasmette al mondo attorno a sé, che riuscisse a toccare con mano dove va a cadere il suo pensiero, dove corrono le sue idee. Vorrei che ognuno di noi avesse il coraggio di leggere un libro che parla di cose che ritiene profondamente diverse da ciò che ritiene il suo normale modo di vivere, che gli piaccia o no, avrà fatto un passo in avanti, avrà aperto un po’ di più la propria vita. Vorrei che chi si professa religioso (di qualsiasi religione) esplorasse il pensiero religioso che dice di seguire, che conoscesse la storia della propria religione. Vorrei che i genitori e gli insegnanti non inculcassero le proprie idee ai figli e agli studenti ma che li lasciassero liberi di svilupparsi autonomamente, essendo per loro solo una guida, un controllore il più possibile neutro. Vorrei che ognuno di noi si sentisse davvero diverso da tutti gli altri ma non per questo disunito. Vorrei che capissimo quanto potente e pieno di conseguenze sia ogni nostro piccolo gesto. Vorrei che le persone imparassero a parlare con gli estranei e a scambiare di più idee, opinioni, esperienze di vita, perché il modo migliore per imparare a vivere è la condivisione e non l’imposizione del proprio pensiero. Vorrei che ognuno di noi si prendesse cura del proprio paese, ritenendolo patrimonio di tutti, contribuendo cosi alla sua salvaguardia e protezione. Vorrei che ogni luogo del nostro paese fosse la casa di tutti. Vorrei che ognuno di noi si prendesse la responsabilità delle proprie idee e del proprio credo, facendo in modo che esso basti e se stesso e non che lo voglia imporre agli altri, sentendolo cosi, “un po’ più vero”. Vorrei che ognuno di noi capisse che la disuguaglianza sociale porta solo al conflitto e che ognuno combattesse per il rispetto di ogni individuo. Vorrei che imparassimo a pensare al futuro come ad un periodo d’oro, perché cosi sono le cause che stiamo mettendo adesso. Vorrei che ognuno di noi fosse libero di fare ciò che più gli piace, senza per questo sentirsi giudicato da chi si eleva a giudice morale; nessuno ha e mai avrà questa autorità. Vorrei che chi ritiene di avere potere sulle persone, lo usi per far diventare gli altri persone indipendenti e che non usi il suo potere per avere dei benefici; se fai crescere qualcuno la vita stessa saprà ricompensarti adeguatamente ed in maniera molto superiore a ciò che puoi ottenere nell’immediato. Vorrei che ognuno di noi sapesse accontentarsi di ciò che ha e che lo reputi un tesoro da scambiare con gli altri. Vorrei vedere che ciò che ci circonda, sia esso un palazzo storico o un parco naturale, sia curato e reso disponibile per il bene comune. Vorrei vivere in paese che cura la vita ma che rispetta la libera scelta di ogni individuo perché sa che ognuno di noi saprà prendersi la piena responsabilità delle proprie azioni.

Probabilmente direte che sono un idealista e che vivo nell’utopia, forse è vero. Ma ritengo che senza ideali e senza utopia la vita stessa sia qualcosa che non vale la pena vivere. Possiamo cambiare in qualunque momento, basta iniziare, senza aspettare che qualcuno ci dia il via o che siano gli altri a farlo prima di noi.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...