Amore, io e noi

Quando percepiamo il desiderio dell’amore, lo identifichiamo con il bisogno di amare l’altro e di esserne a nostra volta amati. L’amore viene sempre visto come un rapporto tra due persone, come il supporto necessario per una vita completa che ci viene donato da un’altra persona, alla quale, noi stessi, doniamo la nostra vita. L’amore è in realtà la nostra universalità che chiede a gran forza di essere riconosciuta, il nostro cuore che vuole prendersi cura di noi stessi, il nostro spirito che ci chiama affinché ci eleviamo. Il vero amore è quello per ogni singola cellula del nostro corpo, per ogni attimo che viviamo, è la gratitudine di esserci e di essere consapevoli del momento. L’amore è per ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero che pronunciamo. Se non troveremo questo in ognuno di noi, tramite un percorso spirituale che ci metta in diretto contatto con la nostra regione più profonda, con l’Universo stesso, e quindi, con ogni altro essere, non lo troveremo negli altri, non saremo amati davvero, non ameremo davvero. L’amore per necessità non darà mai buoni frutti, come un albero che necessita di grandi quantità d’acqua piantato in un deserto. Non ci dobbiamo accontentare, non dobbiamo avere paura di cercare noi stessi, perché solo cosi troveremo anche l’altro. Osservare gli amanti, le coppie che si scambiano gesti e parole d’amore può portare la tristezza della mancanza, quando invece dovrebbe riempire il nostro cuore di gioia perché due cuori si sono ritrovati. La gioia che emaniamo per i successi altrui riempirà anche noi stessi della stessa gioia ed anche i nostri successi non tarderanno ad arrivare. Siamo cosi intimamente collegati che ogni nostra emanazione energetica va ad influenzare i processi delle occasioni che capitano a noi. Le cose arriveranno in perfetta coerenza con la qualità del nostro spirito, con l’espressione del nostro cuore, con la tendenza dei nostri pensieri. Se ci abituiamo alla gioia, la sensazione di gioia, al di là del materiale, la gioia del cuore, la Vita ci risponderà coerente con le nostre emozioni. Ci si può allenare alla gioia? Io credo di si. Le semplici parole che richiamano sensazioni di felicità, le situazioni felici che abbiamo vissuto, le volte in cui ce l’abbiamo fatta, le sorprese inaspettate, i baci voluti ed attesi con trepidazione, tutte queste emozioni possono diventare l’abitudine per il nostro cuore il quale fuggirà dalle negatività, esplorandole, però, per una nuova, successiva evoluzione.

Inutile combattere e cercare sostituti dell’amore, l’amore non si sostituisce se non con sé stesso. “Soffri per quel che c’è da soffrire, gioisci per quel che c’è da gioire” diceva Nichiren Daishonin, monaco buddista del 1200, grande riformatore del pensiero originale del Buddha Shakiamuni. La sofferenza vissuta fino in fondo apporta pulizia alla Vita. L’energia si rinnova, si dona una nuova visione, più vicina a noi, più connessa agli altri. Trasformare, però, il veleno della sofferenza in medicina per la felicità non è un processo immediato, ma necessita del riconoscimento dell’Universo in noi e che niente è errato nella Natura, come noi siamo. La Vita nella sua unicità non è un unico percorso ma necessita della morte spirituale per la nostra completa e sempre più profonda risurrezione.

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