Adamo ed Eva

Michelangelo,_Fall_and_Expulsion_from_Garden_of_Eden_00Moltissimi quadri rappresentano la cosiddetta “caduta dell’uomo”. Tale caduta, altro non è, che la famosa scena del frutto proibito colto da Adamo ed Eva e la loro cacciata dal Paradiso Terrestre.  Conosciamo tutti la storia raccontata nella Bibbia, la prima storia dell’umanità, quella che ci hanno raccontato fin da bambini per spiegarci l’inizio della storia umana.

Dio, dopo aver creato la Terra con tute le sue componenti, cielo, terra, rocce, animali e piante decide di creare un essere a Lui simile (a Sua immagine e somiglianza) per poter dominare su tutte le specie animali. Testualmente (Genesi, 1, 26-29. Versione Ufficiale CEI):

“26. E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27 Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. 28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». 29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.”

Dio fornì alla coppia tutto ciò di cui avevano bisogno. Più avanti, nel secondo libro il racconto va nel dettaglio sulla creazione dell’essere umano. (Genesi 2, 4-7) :“ Nel giorno che Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli, 5 non c’era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna. Nessuna erba della campagna era ancora spuntata, perché Dio il SIGNORE non aveva fatto piovere sulla terra, e non c’era alcun uomo per coltivare il suolo; 6 ma un vapore saliva dalla terra e bagnava tutta la superficie del suolo. 7 Dio il SIGNORE formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.” E ancora: “15 Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 16 Dio il SIGNORE ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai. 18 Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». 19 Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato. 20 L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui. 21 Allora Dio il SIGNORE fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. 22 Dio il SIGNORE, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. 23 L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». 24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. 25 L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.”.

Se restiamo attaccati al testo possiamo evincere che Dio creò l’uomo per lavorare e custodire il giardino e che gli ordinò di mangiare da ogni albero tranne che da quello della conoscenza del bene e del male. Dalla polvere crea l’uomo, Adamo. Adamo, etimologicamente “nato dalla terra” in Ebraico. Se ci aggiungiamo, a titolo di esempio, anche il significato del “nascere dalla terra” presente in altre religioni, esso può essere altresì visto come una sorta di rinascita o un rifiorire dalla polvere stessa della Vita, la quale si crea nelle nostre difficoltà e dalle nostre sofferenze, come la fioritura del fiore di Loto dallo stagno melmoso nella visione buddista. Essendo l’uomo solo, Dio decide di dare a lui una compagna, un essere a lui complementare che possa, con lui, beneficiare del Paradiso Terrestre. Crea la donna (secondo la traduzione ufficiale) dalla costola dell’uomo (riguardo a questo c’è da dire che da bambini, durante l’ora di religione, ci spiegavano che, visto che la donna era stata fatta da una costola dell’uomo, a noi maschietti mancava veramente una costola!!). Adamo ed Eva vivevano felici nell’Eden, avevano accesso a tutto, potevano mangiare ogni frutto presente, dare i nomi agli animali, girare nudi e godere della bellezza di questo meraviglioso luogo. Ma, come in ogni fantastica offerta che si rispetti, essi non potevano mangiare i frutti della pianta del bene e del male perché essa era riservata a Dio. Dio, addirittura, li ammonisce del fatto che, se li avessero mangiati essi sarebbero sicuramente morti (notiamo, a questo proposito che nella traduzione ufficiale manchi una chiara certezza nelle parole ammonitorie di Dio – per quanto Egli dovrebbe sapere tutto, visto che tutto è stato fatto da Lui). Insomma, essi vivevano felici, non avevano bisogno di niente più di ciò che Dio aveva dato loro. Vivevano in un mondo perfetto, ignari di tutto, ma perfetto. Dovevano stare alle leggi che Dio aveva dato loro, godere dei beni che Dio aveva dato loro, amministrare in vece di Dio tutta quella meraviglia e non interrogarsi su alcunché. Una sorta di vita perfetta dentro un luogo completamente separato dal mondo, una prigione d’oro, ma pur sempre una prigione.

Ma un giorno…arriva un guastafeste. Un serpente.kundalini

La figura del serpente è presente in tutte le culture del mondo antico e tutt’oggi questo animale possiede una forte attrazione e mistero e, per quanto nella nostra cultura esso sia rivestito da questo alone di inganno e visto come strumento del diavolo, nelle culture orientali esso rappresenti la kundalini, ovvero l’energia vitale umana assimilata alla libido e all’eros e sia l’immagine delle cure mediche visti i medicinali che si potevano estrarre dal suo veleno. Presso di noi, influenzati dalla cultura giudaico-cristiana il serpente è essenzialmente una figura negativa, mentre dai greci fino all’estremo oriente esso ha una forte portata di cura ed emancipazione, quindi una figura estremamente positiva.

A questo punto, però, nella mia personale visione del racconto che qui voglio dare, una persona con un po’ di senso critico potrebbe fare una semplice obiezione.

Come mai in questo mondo perfetto, Dio aveva inserito anche una creatura che sapeva, nella Sua onniscienza e onnipotenza, avrebbe creato dei problemi ai Suoi esseri prediletti? Forse per metterli alla prova? In questo caso il serpente sarebbe stato anche lui al servizio di Dio, comunque sarebbe stato creato da Dio, il quale, teoricamente, avrebbe avuto il controllo anche su di esso. Come ci dicono, il serpente era l’incarnazione del maligno, del Diavolo, il nemico di Dio. Ma anche in questo caso, se Dio avesse creato tutto, avrebbe creato anche il male; visto che Lucifero o Satana era in principio l’angelo più bello (Lucifero – colui che porta la Luce). Lucifero avrebbe voluto, assieme ad altri angeli, ribellarsi a Dio per prendere il suo posto. Dio l’avrebbe sconfitto e gettato negli Inferi.

Ma torniamo alla nostra storia. (Genesi 3, 1-5):

1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Il serpente, la più astuta delle creature si rivolge ad Eva, la donna, creatura nata dall’uomo, e non al prediletto dal Signore, ovvero l’uomo. Forse il serpente sapeva già che la donna ha, rispetto all’uomo, una maggiore capacità di raziocinio e la volontà di utilizzare a pieno le sue facoltà mentali, anche se questo comporta scontrarsi con l’autorità? Forse sapeva già (o è comunque un modo per evidenziare) che la donna ha decisamente più coraggio del suo equivalente maschile nel ribellarsi alle imposizioni ed a voler andare a fondo nelle questioni, arrivando a comprendere completamente ciò che qualcosa veramente significa e a non accettarlo come dato di fatto per il semplice quieto vivere? Tutto questo potrebbe avere un forte significato allegorico, positivo, rispetto al ruolo della donna nella società. Essa è la creatura che permette all’uomo di uscire dall’intorpidimento e che permette, con il suo coraggio, lo sviluppo della società, rompendo gli schemi e le tradizioni, assieme alle imposizioni, per comprendere con la propria testa e nel caso, cambiare le regole; anche se questo comporta profondi sacrifici personali.

Il serpente maligno invita Eva a mangiare il frutto proibito. Eva replica che il Signore ha esplicitamente detto che se essi lo mangiassero certamente ne morirebbero e in principio si rifiuta. Il serpente replica che Dio non vuole che essi ne mangino perché tale atto comporterebbe il diventare da parte degli esseri umani esattamente come Dio, potendo cosi aprire gli occhi e avendo accesso al discernimento “divino” tra il bene ed il male.

Pure qui andrebbe fatta una distinzione o comunque una precisazione su cosa sia davvero il discernimento tra il bene ed il male, essendo, il bene ed il male, non definibili in termini assoluti ma solamente relativi. Ma, vedendola, come in questo caso, dal punto di vista della Legge di Dio, è ovvio che il bene ed il male ricadono nel seguire o meno tale Legge e quindi l’ordinamento costituito (Genesi 3, 6-7):

6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture

L’albero era buono, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza. La donna desidera acquisire saggezza perché essa è “buona da mangiare e gradita agli occhi”. La donna trasgredisce non per “ribellione” ma perché la saggezza è “desiderabile”!

Eva a questo punto, come ci hanno sempre insegnato, viene “sedotta” dal serpente e decide di dare anche ad Adamo il frutto proibito. Adamo, senza nemmeno obiettare (per quanto Dio avesse dato espliciti ordini), mangia il frutto che gli dà la donna. Secondo me qui viene sottolineato il fatto che il maschio tende a non interrogarsi, a non provare a cambiare le cose, ma piuttosto ad accettare una situazione finché essa gli porta beneficio pur non riuscendo a capire dove egli si trovi, perché e come migliorare ulteriormente la propria condizione. Il maschio ha in sé la tendenza alla sottomissione “naturale”, basta che essa sia ben mascherata con dei vantaggi materialistici. Adamo infatti, quando la donna (la “creatura tratta dall’uomo) lo invita a rompere le regole, senza indugiare, segue il consiglio.

Il maschio non si pone troppe domande ma segue la donna senza chiedersi quali conseguenze il suo gesto porterà. In fondo Dio aveva detto, quasi con certezza, che essi sarebbero certamente morti se avessero trasgredito le Sue regole. Adamo non si interroga su questo, semplicemente segue la donna, come prima aveva seguito, senza chiedere, il Signore Dio.

La cosa che accade adesso è veramente sorprendente.

Prima di tutto Adamo ed Eva non muoiono.

Dio si era sbagliato. O forse voleva solo metter loro paura? Il modo migliore, usato da tutti i dittatori della storia, è di far credere ai popoli che essi subirebbero incredibili punizioni nel caso trasgredissero alle leggi dell’autorità. Tutti i popoli si sono liberati dai loro dittatori trasgredendo, senza paura, alle leggi, notando cosi che i dittatori utilizzavano solo la cosiddetta strategia della tensione e della paura per mantenere il loro potere. Ogni liberazione è nata da uno o più individui i quali si sono coraggiosamente schierati contro le leggi date loro dall’alto, senza temere la punizione.

Seconda di poi si rendono conto di essere nudi e se ne vergognano, andando cosi a coprirsi con delle foglie di fico.

La domanda che mi sorge spontanea è: come potevano vergognarsi se nell’Eden c’erano solo loro come esseri umani? La vergogna per la nudità nasce da un desiderio innato di proteggere la propria intimità, sia fisica che morale/emotiva. Questo, specialmente riguardo a quella fisica, di solito non accade con il proprio partner, specialmente se hai convissuto con esso fin dalla nascita. Da chi volevano coprirsi? Da chi volevano nascondersi? Avevano aperto gli occhi al mondo rendendosi conto finalmente del luogo in cui stavano vivendo e delle sue assurde leggi? Chi o cosa aveva fatto capire loro che gli organi genitali sono da coprire per vergogna? In fondo la nudità si rivela specialmente confrontandola con la non-nudità, ovvero altri esseri della stessa specie che sono “vestiti”, ma nessuno era lì per giudicare la loro nudità. Anche Dio, quando arriva nel giardino, passeggiando alla brezza del mattino, chiede loro chi avesse fatto loro notare di essere nudi (Genesi 3, 8-10):

8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». 10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». 11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Terza cosa, forse la migliore: Dio fino ad ora non si è accorto di niente. Non ha visto nulla, non ha sentito nulla, nessun angelo gli ha riferito alcunché, la sua onnipotenza in questo caso sembra davvero poco sviluppata. Tutta la scena del frutto e la conversazione con il serpente avviene all’oscuro di Dio. Non c’erano cosi tanti umani da controllare, solo due! Ci dicono che Dio veda tutta, sappia tutto e che abbia un disegno preciso per ciascuno di noi. Come ha fatto a non accorgersi di Adamo ed Eva che mangiavano dal Suo albero? L’unico che Egli aveva proibito! Forse voleva mettere alla prova il loro libero arbitrio? Far loro capire che essi disponevano di questo meraviglioso strumento per decidere in ogni momento della propria vita? Se fosse cosi, gli umani non avrebbero avuto bisogno di mangiare dall’albero del bene e del male, in quanto già in possesso di tale conoscenza. Se non l’avessero avuto cosa li ha spinti, o meglio, cosa ha spinto Eva a trasgredire alla Legge di Dio? Forse tale albero non era davvero cosi speciale. La donna aveva già ciò che serve per la crescita intellettuale e critica dell’essere umano e Dio l’ha creata dall’uomo per aiutare l’uomo nella sua crescita. La donna desidera la saggezza e il desiderio di saggezza è già saggezza di per sé. Ciò che è dentro di noi e che viene da noi è lo strumento migliore e l’unico davvero efficace per la nostra crescita. E’ la voce interiore che ci dice cosa fare e alla quale noi, in veste di Adamo, diamo retta, sapendo solo che ciò che ci dice è giusto per noi, qualsiasi conseguenza questa azione possa portare. La donna, qui, simboleggia che tutto ciò di cui l’essere umano necessita è già presente in lui, egli deve solo farlo uscire e lasciarlo andare, in modo tale che da dentro di lui scaturisca la scintilla per il suo miglioramento e spesso, per la sua liberazione. Il serpente è solo la causa esterna, l’ambiente che stimola la nostra crescita, il dubbio che ciò che ci viene propinato non sia cosi giusto per noi.

Ma andiamo avanti. Al mattino dopo Dio sta camminando nel Paradiso Terrestre e cerca Adamo.

Accidenti com’è umano questo Dio. Non solo cammina ma addirittura cerca Adamo e, siccome non lo vede, lo chiama. Totalmente ignaro di ciò che sotto il Suo naso è avvenuto nella notte, al mattino si fa una bella passeggiata nel Suo giardino e cerca con metodi molto umani la creatura che Lui stesso ha creato. Lo cerca con gli occhi e lo chiama.

Adamo risponde da dietro un cespuglio dicendo al suo Creatore onnipotente di essersi nascosto perché, sentendolo arrivare, essendo lui nudo, si era vergognato.

Ora, come puoi vergognarti del tuo Creatore? Egli, teoricamente, non avrebbe alcunché da scambiare, specialmente da un punto di vista fisico con l’essere umano, Egli li ha CREATI, dalla polvere. Come puoi vergognarti di Lui? Egli ti conosce alla perfezione, ti ha CREATO!!

Dio chiede perché egli si vergogni. Gli chiede altresì se Adamo avesse mangiato dell’albero proibito. Quando Adamo gli svela che avevano mangiato il frutto proibito che fa Dio? SI ARRABBIA!

Dio addirittura gli chiede: ”cosa hai fatto?”

Adamo, tanto per tornare al discorso del maschio più incline ad accettare il dominio ed a scaricare le responsabilità sugli altri, incolpa la donna. Incolpa la sua debolezza nell’essersi fatta sedurre dal serpente e nell’aver, a sua volta, sedotto lui stesso.

Dio si adira e scatena le Sue divine punizioni. Non la morte come predetto all’inizio (quindi Dio aveva detto loro una bugia) bensì:

per l’uomo la fatica nel lavoro

per la donna il dolore nel parto, l’attrazione verso l’uomo ma il dominio dell’uomo su di essa

per il serpente la persecuzione da parte degli esseri umani (in particolare delle donne) e lo strisciare nella polvere per sempre. (ma non era già un serpente che strisciava, la più astuta tra le creature create da Dio?)

Qui dobbiamo aprire una parentesi su ciò che l’interpretazione di questo passo ha creato nei secoli. Il vedere Eva come la colpevole della trasgressione a Dio e della creazione del cosiddetto “peccato originale” ha “permesso” agli uomini di chiesa e, in seguito all’instaurazione di una società maschilista come la nostra, alla società tutta, i peggiori abomini e dominazioni fisiche dei maschi sulle femmine. La donna è sempre stata vista (e spesso lo è tutt’ora) dalla chiesa come un essere debole, incline alla seduzione da parte del demonio (anche per questo gli uomini di chiesa hanno giustificato la caccia alle streghe, costata la vita a milioni di donne, in Europa ed in America).

Il serpente, allo stesso modo, considerato da tutti popoli dell’antichità, sia in Oriente che presso i greci, come simbolo di cure mediche per le proprietà del suo veleno, dalla Bibbia viene etichettato come l’incarnazione del Demonio e come una creatura da perseguitare e da uccidere.

Secondo la teoria di Zecharia Sitchin, che riscrisse la storia seguendo una diversa interpretazione delle tavolette sumere, il serpente è in realtà il dio Enki che, sotto forma di serpente, parla ad Eva e trasmette all’essere umano la conoscenza sessuale. Il serpente si ritrova anche nelle tavolette sumere dove si parla di Ningishzidda (signore del manufatto della Vita), il cui simbolo era appunto due serpenti intrecciati che rappresentano la doppia elica del DNA. Il serpente, insomma, nel passato è sempre stato una figura positiva, di aiuto per l’essere umano verso la propria liberazione individuale.Copia_de_Enki

L’uomo Adamo alla fine, pur apparentemente senza capacità decisionale e incarnando perfettamente la persona che scarica sugli altri le responsabilità delle proprie scelte è quello che ne esce meglio. Egli dovrà faticare per lavorare ma avrà il dominio sulla donna della quale sarà libero di decidere sulla vita e la morte. Il vittimismo di colui che rispetta le leggi senza interrogarsi e che fa la figura dell’”ingannato”, viene premiato e anche questo ha creato una visone della Vita da parte dei giudaici tesa ad uscirne sempre immacolati perché essi, nella loro buona fede e fiducia, sono stati ingannati dal demonio che ha agito, in questo caso, per mezzo della donna.

Proviamo a vederla in un altro modo.

Il paradiso terrestre, l’Eden, è una prigione. Una meravigliosa prigione, ma sempre una prigione. E’ il mondo perfetto che ogni dittatore ha voluto creare, e fatto credere di aver creato, al proprio popolo. Un mondo senza limiti di utilizzo, un mondo in cui ognuno può fare ciò che vuole a parte chiedere cosa veramente questo mondo sia. Se non fai domande e rispetti le leggi avrai tutto ciò che ti serve e non dovrai preoccuparti di nulla. Potrai girare nudo, significando questo la non necessità di preoccuparsi di alcun oggetto e/o questione materiale. Il Creatore penserà a tutto per te. Tu dovrai solo obbedire a ciò che ti viene detto e non trasgredire. Facile no?

chains-19176_640Adamo, come detto, rappresenta il servo perfetto, l’utile idiota, colui che sta sotto l’autorità perché ne trare un vantaggio immediato. Adamo ha un controllo apparente sul mondo che gli è stato messo a disposizione ma esso non è suo, egli non può modificarlo, egli non può sapere da dove viene e a quale scopo egli sia stato messo li. Ma ad Adamo questo non interessa. Egli dorme tranquillo nella sua nudità mentre attorno a sé qualcuno inizia ad interrogarsi. Quando Adamo rompe il patto con Dio (la caduta dell’uomo) ne esce come vittima, come ingannato e, anche se dovrà pagare per il suo errore, ha in dono il dominio sulla donna.

Eva è l’innovazione, la ribellione, la voglia di mettere in discussione il mondo, il rompere le regole imposte, il capire come mai alcune cose sono permesse ed altre no. Eva nasce dall’uomo, dalla sua interiorità, non è creata esternamente a lui, non nasce dal fango come Adamo. Eva  è la novità, la battaglia dell’essere umano con i suoi limiti, la voglia del nuovo, la scoperta dell’ignoto, la lotta contro l’autorità costituita.

Ella non si accontenta ma va avanti senza curarsi delle conseguenze della sua ricerca. E’ troppo importante perseguire lo spirito di ricerca rispetto a ciò che potremmo perdere durante il nostro cammino, perché sappiamo che in realtà ciò che perdiamo è inutile alla nostra crescita e che troveremo di meglio andando avanti. La saggezza è desiderabile e gradita agli occhi. Ella viene però punita per la sua ribellione, etichettata di essere serva del demonio subendo, cosi, la dominazione da parte del “servo perfetto”, l’uomo.

Vista da un punto di vista interiore, Eva, appunto, proviene dall’interiorità dell’uomo, non è diversa da lui, è parte di lui. E’ il nostro insito desiderio di migliorarci e migliorare la società che però si scontra con la nostra razionalità nel mantenere le cose esattamente come sono per non affrontare l’ira di chi ci comanda (il nostro cervello?) e l’ignoto che inevitabilmente ci aspetta.

Poi abbiamo il serpente. Probabilmente la miglior figura in questo racconto.

In questo caso esso rappresenta il dubbio insito nell’essere umano che spesso si manifesta tramite una causa esterna che ti fa mettere in discussione il senso della Vita ed intraprendere un percorso di conoscenza e di analisi personale e spirituale. Esso è la scintilla, è Prometeo, è la porta aperta nel palazzo dorato del Principe Shakyamuni che gli permise di vedere il mondo al di fuori della sua residenza protetta spingendolo ad uscire ed a conoscere l’umanità. Il serpente guida la nostra vita, ci permette di uscire dall’oblio e dal controllo impostoci dall’esterno, è la scossa contro l’assenza di ragione per un falso quieto vivere. E’ il serpente che ci apre gli occhi, non il frutto proibito. Per quanto abbiano voluto vendercelo come un tentatore ed il demonio, esso è la figura più positiva che possiamo seguire per migliorare la nostra condizione. Il giudaismo-cristianesimo hanno sempre cercato di bloccare l’istinto umano verso le tentazioni, il dubbio, l’auto-interrogazione per mantenere lo status quo dell’ordine costituito. In fondo ce lo hanno fatto ripetere per anni con una preghiera (“[..]e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”).

L’ultimo personaggio, ma non il meno importante è Dio stesso. Il Creatore, l’onnipotente e onnisciente. Tuttavia Egli in questo racconto (ed è solo il primo della Bibbia) non ci fa una bella figura. Nonostante le Sue infinite capacità e i Suoi poteri di creazione dell’intero Universo, è ignaro di cosa accade all’interno del Suo giardino e di cosa combinano le Sue creature. Egli simboleggia il dominio, il dittatore, le leggi imposte con la strategia della paura, l’assenza di spiegazioni in cambio di una vita facile, senza preoccupazioni ma inevitabilmente vuota e senza stimoli. La vita adatta ad un servo; ciò che ogni dittatore nella storia ha voluto sotto di sé. Un popolo ignaro e mantenuto all’oscuro sia delle leggi della società sia delle proprie personali capacità come esseri umani. Ogni dittatore nella storia ha agito allo stesso modo ed ha punito i “ribelli” allo stesso modo. Un ottimo esempio per tutti i dominatori che la storia ha visto sfilare. Una figura forte ma che è destinato a cadere sotto i colpi del dubbio insito negli esseri che Lui stesso ha creato, dimostrando che nessuno può permettersi un controllo totale sulle persone. Ulteriormente questa storia ci fa capire come la causa della caduta di un dittatore sia da rifarsi alle stesse imposizioni che il dittatore ha voluto per il Suo popolo. Egli ha creato sia il servo che l’arma che il servo utilizzerà per la propria liberazione.

Cosa dimostra infine tutto questo?

Che ognuno di noi è sia Adamo che Eva e che il serpente non è una figura negativa a priori.

Ognuno di noi internamente è sia servo che liberatore, è assenza di dubbio per il quieto vivere volto ad una ricompensa immediata e di breve durata, sia la forza per la ribellione per il miglioramento individuale che durerà nel tempo fino al prossimo passo in avanti. Dimostra altresì che ci saranno sempre persone senza scrupoli che proveranno con la finzione e la menzogna a metterci a tacere ma che ci sarà sempre un serpente che ci darà lo stimolo per combattere questa autorità imposta, mettendoci nella condizione di provvedere noi stessi alla nostra liberazione, sapendo, però, che questo costerà sacrifici e fatica e che chi ci ha stimolato al cambiamento verrà etichettato come disturbatore, come Satana, come essere maledetto. Ma a maledire questo serpente non saremo noi ma sarà chi ci ha messo nella prigione d’oro per la paura di perdere l’effimero potere che noi abbiamo permesso che avesse.

Ogni antica storia, ogni situazione porta con sé un insegnamento, dobbiamo conoscerle ed affrontarle sapendo che in ogni momento possiamo scegliere se essere più Adamo od Eva e che chi ci chiude in una prigione con la strategia della paura lo fa solo per mantenere un dominio che durerà finché ognuno di noi non si deciderà a cogliere il famoso frutto proibito.

Il bello delle antiche storie è anche che, a prescindere dalle interpretazioni “ufficiali” delle gerarchie e degli storici, ognuno di noi può viversi una storia secondo il suo modo di vivere. Queste storie antiche, delle quali nessuno saprà mai quale sia stata la causa iniziale che le ha fatte comporre dai nostri antenati, è che hanno subito, nei tempi, varie traduzioni che ne hanno, inevitabilmente, alterato il significato originale. E’ per questo che stare attaccati ad una traduzione letterale dopo millenni di traduzioni, aggiunte, omissioni, non rende il messaggio originale ed apre all’interpretazione personale che ognuno di noi può dare. Personalmente ritengo che le antiche storie siano state redatte sia per riportare in maniera allegorica fatti veramente accaduti, sia per raccontare attraverso una favola l’inafferrabile interiorità umana per poter dare a tutti la possibilità di un’ auto-interrogazione sul senso stesso della Vita.250px-yin_yang-svg.png

Niente ci viene negato, se non da noi stessi.

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