Una riflessione su Priebke

Riflessione
Vorrei fare qui una riflessione che probabilmente non piacerà a tante persone – ma la faccio lo stesso, ho bisogno di seguire e di rendere pubblico il mio pensiero senza nascondermi.

Personalmente auguro a Priebke di trovare, nella morte, quella pace che sicuramente non ha avuto durante tutta la sua vita. Penso che quello che ha fatto 70 anni fa lo abbia perseguitato fino all’ultimo dei suoi giorni e non gli abbia permesso di vivere in pace con sé stesso e con gli altri. Era un soldato, era obbligato a fare ciò che gli era stato ordinato – perché questo fanno i soldati, obbediscono agli ordini. Un soldato non è fatto per pensare, per agire con la propria testa, altrimenti non farebbe il soldato. Chi decide di arruolarsi lo fa con la consapevolezza che dovrà solamente ubbidire agli ordini di qualcuno più in alto di lui – di fatto decide consapevolmente di abbandonare il proprio libero arbitrio e di non seguire più la propria coscienza, in nome di uno sbandierato ma finto bene comune superiore. Un soldato è una macchina per la morte, viene addestrato a questo, viene addestrato a non pensare, ma solo ad ubbidire.

Personalmente metto tutti i soldati sullo stesso piano. Come ci indigniamo verso Priebke per quello che ha fatto, dovremmo farlo anche verso tutti i militari che, nascosti dalle missioni di “pace”, vanno a bombardare civili innocenti in nome di un bene superiore o contro i “cattivi di turno”. Se rifiutiamo i funerali e la sepoltura a Priebke dovremmo farlo anche con i militari americani o con i nostri (ricordate le cose orrende che fecero alla popolazione civile ad esempio in Somalia? – tanto per non andare troppo in là con gli anni). Che differenza c’è tra loro e Priebke? che lui era nazista? che i nazisti hanno scatenato una guerra mondiale? che hanno ucciso milioni di ebrei? Tutte cose orrende da condannare, ma ricordiamoci i comunisti in Russia nei Gulag quanti ne hanno uccisi, o gli americani in Vietnam – quelle vittime erano meno importanti di quelle naziste? O solo perché non erano italiane? Invece gli americani ed i nostri sono “eroi” da osannare con funerali di stato, quando in fin dei conti hanno fatto la stessa cosa che ha fatto Priebke, ovvero uccidere. Se i nazisti avessero vinto la guerra adesso Priebke sarebbe un eroe. Credo anche che il fatto di aver vissuto fino ai 100 anni non sia stato un “premio” per lui. Tutt’altro, sia stata una condanna. Convivere per 70 anni con questo orrendo peso sulla coscienza con tutto il mondo contro quando, per il lavoro che facevi, eri stato obbligato a fare quelle atrocità.

Mi pare molto ipocrita rivoltarsi contro un uomo, seppur nazista, solo perché ha dovuto obbedire a degli ordini, esattamente come un qualsiasi altro soldato nel mondo.

Io credo che ogni uomo abbia diritto alla pace della propria anima, nessuno escluso. E che in ogni uomo ci sia una luce di amore e di bontà verso il prossimo, per quanto spesso nascosta. (Anche Hitler amava i cani e la sua donna).

Vedere tutte queste persone accanirsi contro una bara (contro una bara!!! ma ci rendiamo conto??) a calci e pugni mi pare un po’ come una smodata ricerca di un nemico da abbattere, qualcuno a cui dare la colpa, un capro espiatorio su cui sfogare la propria rabbia repressa.  Troppo facile. Mi è parso di vedere nuovamente quei fanatici “per la vita” che si accanivano contro l’ambulanza che doveva spostare la povera Eluana Englaro. Troppe persone cercano un nemico esterno, semplicemente perché non sanno affrontare i propri demoni interiori. Molto più difficile è riflettere e perdonare, lasciare andare il passato, ricordarlo perché non si ripeta, ma augurare ad ogni essere umano la pace dell’anima che tutti meritiamo.

Io condanno senza se e senza ma il nazismo; ma allo stesso modo in cui condanno il comunismo, gli americani in Vietnam, in Iraq, in Afghanistan, gli italiani in Somalia ecc. Ma non per questo nego un sereno riposo e la pace ad un’anima che si è macchiata di crimini orribili perché obbligata dalla sua posizione. Gli auguro di trovare pace e prego perché tali situazioni non si ripetano più.

Questo è il mio pensiero, che vi piaccia o no

Filippo

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One thought on “Una riflessione su Priebke

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