Libertà, diversità, fraternità

Unity_amidst_Diversity_by_eddypua

Viviamo in un mondo sempre più ricco di stimoli, di strade, di potenzialità; un mondo apparentemente aperto e libero in cui la conoscenza di qualsiasi cosa è alla nostra portata in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Un mondo che rispecchia in tutto e per tutto ciò che noi siamo. L’uomo come microcosmo inserito in un macrocosmo. L’uomo espressione diretta della diversità dell’Universo.

L’Universo è un serbatoio sempre pieno di possibilità, il teatro della Vita in cui le Vie per (e del) Signore sono veramente infinite.
Riconosciamo che ogni giorno è così diverso dal precedente? Che ogni nuovo sole porta con sé una quantità infinita di opportunità, di scelte, di possibilità?
Vediamo che la Natura esprime al massimo il suo potenziale e ci dona gratuitamente ciò di cui abbiamo bisogno solo quando in un dato luogo è al massimo della sua biodiversità?
Ci rendiamo conto che l’essere umano “funziona” bene quando può diversificare i suoi interessi e crescere addentrandosi in essi?
La Vita si esprime nella diversità; niente è mai uguale a qualcos’altro, nessun giorno è come il precedente, nessun pensiero è lo stesso di un’altra persona, persino noi siamo diversi ogni momento che passa. La visione che abbiamo di qualcosa cambia continuamente e, anche se facciamo parte di una comunità, non vedremo mai le cose allo stesso modo di un nostro compagno.
Tutto è in continua evoluzione, ogni fenomeno è impermanente. Questo concetto era chiaro ai nostri antenati fin dall’inizio delle civiltà. Questa è la base della Vita, ciò che nasce deve per forza crescere, evolversi e morire.
Tutta la storia della Vita e degli esseri umani dimostra che solo con una continua ricerca, un’accresciuta conoscenza e l’espressione di noi attraverso quanti più mezzi possibili, possiamo veramente trovare chi noi siamo e sperimentare ciò che chiamiamo felicità. Noi siamo Vita e solo comportandoci come la Vita esprimiamo il nostro “essere umani”.
Purtroppo, nella nostra evoluta civiltà umana, l’impermanenza della Vita crea un senso di panico e disorientamento. La ragione, a cui noi occidentali abbiamo affidato la nostra crescita, è alla continua ricerca di sicurezze, di “punti fermi”, di solidità a cui aggrapparsi per non sprofondare e riconoscere che nessun momento è uguale al precedente. Solo noi umani, tra le specie animali, cerchiamo l’immobilità, la conservazione, la sicurezza della Vita, cerchiamo e bramiamo il pensiero unico e la sicurezza (illusoria) di percorrere l’unica strada suprema, la vera verità (?!).
Quanto tempo ed energie sprechiamo nel giudizio delle scelte altrui senza renderci conto che non è per niente importante quale strada/religione/filosofia di vita una persona scelga per ricercare la propria felicità? Se la Vita di una persona funziona (e ci sono infiniti modi di approccio alla Vita che funzionano molto bene), perché non lasciare che una persona creda in ciò che la rende felice? Ognuno sceglie cosa è meglio per sé, ciò che sente più vicino alla sua essenza, la strada che permette la sua più completa e pura espressione. Il giudizio, la critica e l’atteggiamento di superiorità che troviamo nella maggior parte delle persone che seguono un determinato cammino crea solo disarmonia e va contro il significato della Vita stessa.

La felicità e la pace si trovano nell’armonia delle diversità, non nella loro forzata unità.

Il monocolore, così come il pensiero unico, non ha mai creato felicità, sia esso bianco, nero, rosso, sotto una croce o una mezzaluna.
Quindi, cosa ci frena dalla ricerca della nostra personale felicità?
Cosa ci impedisce di attingere a più e più forme e mezzi di introspezione e di miglioramento personale siano esse scritte e/o pratiche?
Io pratico il buddismo di Nichiren Daishonin da 14 anni. Tra alti e bassi, non ho mai smesso di portare avanti la mia Vita attraverso questa pratica. È il mio percorso, quello che consapevolmente ho scelto e che per il momento continuo a scegliere. Una strada che, da quando ho iniziato, mi ha portato a conoscere me stesso, a darmi quell’equilibrio che io, come persona singola, non sono mai riuscito veramente ad avere. Una strada che potrei, liberamente abbandonare in ogni momento se sentissi un’altra strada più consona alla mia evoluzione. La pratica, il suono del mantra, le sue vibrazioni, lo scambio costruttivo con gli altri, lo studio, mi hanno dato l’opportunità continua di allargare i miei orizzonti, prendendomi dalla mia depressione e chiusura sempre in agguato e portandomi ad abbracciare l’intera umanità e l’intero Universo.
Una volta messi in moto, la mia curiosità e il mio spirito di ricerca non si sono più fermati. Ho cercato i punti in comune tra le varie “vie”, ho letto e messo in pratica i più svariati insegnamenti, ho trovato la radice comune di tutte le religioni. È la mia natura, sono un curioso. Credo nel dialogo e nel confronto costruttivo, credo nell’universalità e nella diversità della Vita.
“Ciò che è in alto è come ciò che è in basso” diceva Ermete Trismegisto, tutte le cose sono una, la Vita è sempre la stessa, unica e indivisibile; essa si esprime in tutte le forme e le modalità che vediamo e sentiamo, ma siamo noi, ognuno di noi a dare il senso ad essa.
Senza l’essere umano e la sua visione del mondo, niente esisterebbe.
Da sempre, infatti, l’essere umano ha cercato di porsi in relazione con i misteri della Vita, ha provato a spiegarli, ad armonizzarsi ad essi. Ha creato scuole, filosofie, religioni, pratiche meditative, fisiche e di conoscenza al solo fine di sviluppare se stesso, di “accordarsi” all’armonia Universale che vedeva riflessa nella Natura intorno a lui.
Mai ha spento la sua ricerca. Mai ha frenato la sua curiosità, mai si è accontentato di una strada per la costruzione della felicità.
Perché, allora, molti di noi cercano questo? Cosa sarebbe la Vita se lo spirito di ricerca degli esseri umani si fosse fermato, se ci fossimo accontentati dei risultati raggiunti?
Saremmo veramente felici se tutti percorressimo la stessa strada o seguissimo la stessa religione? Io non credo.
Quindi, perché giudicare le scelte altrui? Perché cerchiamo sempre di avere le conferme che la nostra strada sia l’unica e la migliore? Se crediamo nell’Universalità della Vita e nel fatto che ognuno di noi è diretta espressione dell’armonia universale, allora dovremmo avere fiducia nelle scelte personali.
Ognuno ha il diritto di porsi in relazione con l’Universo nel modo che sente più appropriato e vicino a sé, senza per questo dover spiegarsi e giustificarsi.
Ed è questo che mi porta qui adesso, a scrivere, a ribadire la mia visione di un mondo sempre più aperto, libero dal giudizio; un mondo dove gli esseri umani lavorano insieme per darsi mutuo supporto, per confrontarsi positivamente al fine di creare sempre più unità attraverso le personali differenze, celebrando la meravigliosa diversità che ci accomuna. Ed è sempre questo sentimento di ribellione all’arroganza delle religioni organizzate che mi spinge a lasciare un ruolo di responsabilità che ho avuto finora all’interno dell’organizzazione buddista di cui faccio parte. Troppe volte, negli ultimi 14 anni, mi sono trovato a confrontarmi (e spesso non positivamente) su questo argomento. Troppe volte mi sono sentito dire “tutti abbiamo la buddità potenziale nella nostra Vita, tutti siamo dei Buddha, ma solo seguendo la NOSTRA STRADA possiamo manifestare la suprema condizione vitale”. Troppe volte mi sono sentito rispondere da “libro stampato” piuttosto che con le proprie personali riflessioni. Questo crea, troppo spesso, la religione. Annulla il pensiero personale. Crea un rifugio, un attaccamento, quando il suo fine supremo dovrebbe essere l’esatto opposto, la libertà, la conoscenza di sé, l’apertura.
Come possiamo costruire un reale dialogo con gli altri se nell’intimo del nostro cuore, a causa della nostra profonda insicurezza, riteniamo di essere gli unici ad avere la verità in tasca?
Dov’è la fiducia verso le scelte altrui? Dov’è kosen rufu (la pace nel mondo)? Come possiamo giudicare quale sia la “buddità” per gli altri e in che modo essa si esprima? Come possiamo dire a qualcuno “la tua non è vera buddità perché non pratichi il buddismo di Nichiren Daishonin”? Non ci rendiamo conto che questa visione ristretta alimenta solo la distanza tra gli esseri umani? Non vediamo che è solo la nostra insicurezza che parla? Quando vuoi per forza “convertire” qualcuno, apparentemente dici di farlo per il suo bene, ma in realtà stai solo cercando conferme alla tua scelta. Chi è sicuro del proprio cammino e vede la sua Vita migliorare, non ha bisogno di convincere gli altri. Potrebbe essere solo, perché, in fondo, la religione è un dialogo strettamente personale tra ciascuno di noi e l’Universo e mai il mio dialogo sarà uguale a quello di un altro. Noi siamo liberi, in ogni momento, di cambiare strada, di provare altre vie, di sperimentare nuove tecniche, di farle nostre, adattandole ai nostri bisogni. Siamo liberi di studiare, conoscere e diffondere il nostro pensiero.
Io continuerò ad esser un membro di questa organizzazione, così come lo sono di altre. Darò il mio contributo, ma non posso essere un responsabile di un’organizzazione se non sposo questa visione (per me) decisamente chiusa, per quanto apparentemente aperta.
La pratica buddista mi ha portato ad allargare i miei orizzonti, a conoscere una quantità di persone illuminate, che esprimono la propria buddità attraverso strade diverse dalla mia e sono un contributo positivo alla società e alla Vita stessa. Sono illuminati ed aperti, liberi dal giudizio; persone che nella sincerità del loro percorso vedono veramente l’Universo in ogni persona. Da loro ho imparato e continuo ad imparare moltissimo, e li ringrazio.
Mi sono liberato dal giudizio perché ho trovato la mia strada e vivo bene in essa. Non è tolleranza, non mi piace questa parola, ma è riconoscimento della diversità e meraviglia delle espressioni della Vita. Nella Natura così come negli esseri umani.
Forse finora non ero riuscito a fare questo passo perché avevo paura, perché l’estremismo nella pratica religiosa conduce alla superstizione, all’attaccamento, al giudizio, alla chiusura.
Ci sono passato, me ne sono liberato. Ringrazio la Vita per le difficoltà che mi ha messo davanti, ringrazio me stesso per non aver mai ceduto alla superstizione, all’arroganza, al pensiero unico.

Niente ci viene negato se non da noi stessi.
Tutto è a nostra disposizione, tutto è possibile. Dobbiamo solo avere fiducia nella Vita, in noi, negli altri. L’Universo è la nostra Madre, niente ci verrà mai a mancare se ricercheremo la Sua armonia.
Ogni strada per il nostro miglioramento, quando la scegliamo e la percorriamo con sincerità e rispetto, è quella giusta. Non credete mai a chi vi dice “solo tramite questa strada puoi giungere all’Universo”.
Le Vie del Signore sono infinite. Veramente.
Viva la libertà, la diversità, la strada verso la fratellanza del genere umano.
Buon cammino

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