Dov’è la Pace?

Peace

La pace, questa parola che tutti (o molti) identificano spesso solo come assenza di guerra e con un generale senso di sopportazione e tolleranza del nostro vicino, ogni tanto torna sulla bocca di tutti.
Torna quando ci sono di mezzo gli stati più “famosi”, quando la guerra in corso riguarda specialmente situazioni oramai irrisolvibili, drammi che vanno avanti da decenni senza che si sia mai riusciti a trovar loro una degna e veramente pacifica soluzione.

Adesso è di nuovo il turno di Israele e della Palestina. Un conflitto che va avanti dal 1948, una situazione terribile di cui non sappiamo veramente come stiano le cose. Ne abbiamo sentite di tutti i colori, da entrambe le parti. Stiamo per gli uni, che hanno il diritto di difendersi, e per gli altri, che hanno anche loro il diritto di difendersi. Stiamo per coloro che crediamo più deboli, ma in fondo a nessuno piacerebbe vivere nel terrore di attentati in casa propria e di essere bersagliati dai missili del vicino, anche se lo stiamo martoriando da circa 60 anni.
Diciamocelo, nessuno ne sa un cazzo di questo conflitto. Viene usato in modo mediatico, viene sfruttata la violenza e il dolore perché esse hanno una forte presa sulle persone che vivono da esse lontane.
Diciamocelo, un po’ ipocriti siamo rispetto alle guerre. Siamo attratti dalla violenza e dalla disperazione altrui. È un modo che abbiamo per provare compassione (o pietà), ma anche per scaricarci la coscienza, dato che riteniamo di essere totalmente impotenti di fronte a questo orrore. Continuiamo ad alimentare questa situazione, consapevolmente e/o inconsapevolmente.
Il problema, secondo me, è che vediamo la pace come qualcosa di troppo grande e distante da noi, come qualcosa che non dipenda direttamente dai nostri giornalieri atteggiamenti, dai nostri pensieri, dalle nostre parole, dalle nostre azioni.
Israele e Hamas, così come tutte le altre guerre che ci sono nel mondo (e sono tante http://www.guerrenelmondo.it/index.php/static1388515358) rappresentano noi stessi, ognuno di noi, per quanto “buoni” e “pacifici” possiamo ritenerci.
Nessuno escluso. Come abitanti del pianeta Terra siamo tutti responsabili di ciò che accade in ogni momento e luogo, siamo responsabili della morte dei bambini e delle persone “normali”.
Inutile nascondersi, questa situazione l’abbiamo creata noi, umani, tutti insieme. Questa situazione si alimenta ogni momento, a seconda delle nostre personali scelte. Che ci crediamo o no, siamo tutti collegati e ognuno, in ogni momento, mette in circolo le proprie energie, contribuendo alla situazione che viviamo.

È così, basta nascondersi.

È quindi un’opportunità che ancora ci viene data. Ogni crisi porta con sé anche la sua soluzione.

Fermiamoci. Nelle nostre vite frenetiche e impegnate.

Fermiamoci, in solitudine, anche solo 5 minuti al giorno, a riflettere, a meditare, a vedere la nostra personale vita da ogni punto di vista, vediamo onestamente quanta “guerra” portiamo a chi ci sta accanto, quanto poco sopportiamo il nostro vicino, quanto giudichiamo gli altri e quanto vorremmo cambiarli per adattarli ai nostri personalissimi standard.

Il problema fondamentale è che l’essere umano non ama sé stesso.
Non ama veramente la (sua) Vita e le opportunità che essa ogni giorno dona a ciascuno di noi. Sappiamo di avere bisogno delle altre persone. L’essere umano è un animale sociale e senza gli altri la sua vita non avrebbe alcun senso. Abbiamo bisogno di TUTTI gli altri, anche di coloro che vivono a migliaia di chilometri da noi.
Purtroppo viviamo schiavi della paura di ciò che non conosciamo, a partire dalla nostra stessa individualità. Ci riconosciamo nelle nostre mancanze, nei nostri lati oscuri e non vediamo la meraviglia dell’Universo splendere dentro e fuori di noi.
Siamo esseri pieni di paure, e invece di affrontare ed amare l’ignoto in noi per conoscere ed amare quello fuori di noi, preferiamo combatterlo, annientarlo, restando nel piccolo guscio delle nostre illusorie sicurezze.

Per questo continuiamo ad ammazzarci l’un l’altro, perché in fondo ognuno di noi ammazza sé stesso ogni giorno rinunciando consapevolmente alla propria evoluzione.

Molti dicono che le mani che pregano siano inutili, io non la penso così. Bisogna vedere in che modo si prega e soprattutto per cosa. Se preghi solo per chiedere, sei un mendicante e vedrai gli altri come nemici e competitori della tua piccola ed insignificante felicità. Se preghi per amare la Vita sarai portatore di pace ed amore per tutta l’umanità.
La preghiera, la meditazione, la ricerca del “divino” in ognuno di noi è parte fondamentale del nostro cammino di esseri umani. È un nostro diritto, ma anche un dovere, secondo me.
Siamo qui per evolverci, per raggiungere quell’unità con l’Universo che abbiamo perso a causa della nostra visione polare e spesso unilaterale. È a questo che dovrebbe servire la religione. A darci i mezzi per percorrere un cammino, per “tornare a casa”, per ricongiungerci con il “Padre”, sia esso Dio, Allah, o l’Energia Universale. Ma, si sa, in tutte le guerre, il fattore religioso è sempre stato usato per giustificare i massacri, per ottenere e consolidare il potere di pochi su molti. Questo ha causato una forte disaffezione dell’uomo verso la religione – la religio, il legame, la connessione tra ognuno di noi e l’universo, padre e madre di noi tutti. La riteniamo spesso inutile e dannosa, “l’oppio dei popoli”.
Siamo abituati ad una visione di essa come annullatrice del pensiero e delle coscienze.
La vera religione è strettamente personale, e solo così può essere portatrice di vera pace. Possiamo condividere i mezzi perché li riteniamo adatti a noi, ma le emozioni e le esperienze religiose sono e saranno sempre strettamente personali e uniche, perché così siamo noi, unici e meravigliosi, belli e perfetti così come siamo.
Ma il presupposto a tutto ciò è che ognuno di noi si prenda la responsabilità della propria evoluzione, del riconoscimento personale della propria bellezza, della propria divinità, della Luce e dell’Ombra che vivono in noi. È un cammino, duro e impegnativo, ma anche illuminante e meraviglioso.
Fatto con onestà verso sé stessi, questo cammino conduce all’amore. Ad un amore veramente eterno e disinteressato, al VERO AMORE, per la Vita, per ognuno di noi e per TUTTI gli altri esseri viventi, animati e non, che popolano il nostro Universo. Conduce a contribuire al cambiamento dell’Energia che domina l’umanità, che, al momento non è proprio luminosa. “Il Diavolo è il principe di questo mondo”, ma il Diavolo vive in ognuno di noi, e governa il mondo perché ognuno di noi continua ad alimentarlo.

Sono il primo ad essere triste, a piangere e ad incazzarmi nel vedere queste immagini di morte e distruzione. MI sento impotente di fronte a tutto ciò che vedo e che sento. Esprimo critiche, incazzature, giudizi, alimentando ancora di più questa energia oscura in me e di conseguenza nella nostra Terra.

Poi mi fermo. Guardo me stesso. Esploro la MIA VITA, i miei atteggiamenti, vedo dove vanno i miei pensieri. Vedo, con il massimo dell’onestà, dove io stesso porto guerra, morte e distruzione, fin e soprattutto nelle piccole e insignificanti cose. Niente è piccolo, nessuna azione è insignificante. Anzi, proprio ciò che riteniamo essere insignificante ha forse molto più potere delle grandi azioni.

E lì capisco. Capisco che nessuno di noi è impotente. So che ognuno di noi ha un grande potere per portare veramente la pace su questo martoriato pianeta. Ognuno è fondamentale. Siamo tutti collegati e tutti contribuiamo all’energia fondamentale del nostro pianeta.
Se non fosse così non avrebbe senso la nostra presenza qui, in questo momento storico. Se qualcuno pensa questo, dovrebbe chiedersi il senso della propria Vita.

Se ti reputi inutile, allora faresti meglio ad andartene. Ognuno, e intendo proprio ciascuno di noi, deve contribuire.

Il presupposto a tutto ciò è iniziare un cammino di consapevolezza personale, rivolto all’interno di noi, con accettazione e amore per ciò che noi siamo, così come siamo, in tutto ciò che siamo.
Altrimenti niente cambierà, anzi, peggiorerà ancora di più, dandoci così l’opportunità di lamentarci ancora e dare conferma al fatto che non abbiamo alcun desiderio di essere padroni della nostra Vita, ma che anzi consideriamo la nostra presenza qui come fosse uno scherzo del destino.

Che Vita triste ed inutile che stiamo vivendo. È veramente ciò che vogliamo? Siamo sicuri?

Nichiren Daishonin dice: “Un povero non diventerà mai ricco contando le ricchezze del vicino”.

Gesù dice: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”

Finché continueremo ad essere rivolti all’esterno di noi, continueremo ad alimentare questo mondo che vede nel prossimo un nemico e non lo specchio di noi stessi.

Ripeto, ogni crisi porta con sé una grande opportunità. Non buttiamo via ancora ciò che abbiamo creato, usiamolo per conoscerci, per diventare veramente ciò che siamo.

Esseri Universali e Meravigliosi.

La Vita è un cammino che facciamo in solitudine assieme agli altri. Sta ad ognuno di noi decidere dove andare e soprattutto come.

Maggiore è la crisi, maggiore l’opportunità.

Io non mi voglio arrendere e riparto da me stesso per essere ancora di più un contributo positivo alla Pace nel mondo. È in me che voglio trovarla, prima di richiederla con forza agli altri.

La Pace nel Mondo è mia responsabilità

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