Un gesto di gentilezza

kindness

Mi trovavo a Torino un paio di settimane fa per assistere ad una conferenza della Convenzione delle Alpi (http://www.alpconv.org/it/convention/default.html), conferenza abbastanza noiosa per me, molto politichese, tanti sorrisi di circostanza, belle parole. Non amo molto questo genere di manifestazioni ma, avendo a che fare con tale Convenzione nel mio lavoro, ero curioso di vedere con i miei occhi come i soldi dei cittadini dei paesi alpini (Italia, Francia, Germania, Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Austria e Slovenia) vengano spesi dai “delegati” per migliorare la Vita delle persone – ma non è questo il punto del mio scritto. 

A tutti i partecipanti è stato donato un calendario 2015 con delle foto meravigliose delle Alpi e dei Carpazi. Un po’ ingombrante, ma molto bello.

Alcune delle foto del calendario sono qui:

http://www.alpconv.org/en/activities/contest/photocontest2014/default.html

Insomma, mentre me ne stavo alla stazione di Torino ad aspettare il mio treno per andare a Milano, tenevo il mio bel calendario appoggiato sulla mia valigia, in bella vista, dato che per le sue dimensioni non ci stava al suo interno. Ovviamente tutte le persone che incrociavo buttavano un occhio su questo grosso cartellone mostrante una foto delle Alpi. È qualcosa su cui ti casca l’occhio, per forza; in mezzo a tutto il “solito” che vediamo nelle nostre città, un immagine delle montagne in bella vista ti cattura per forza lo sguardo.

Tra le tante persone che sono passate, che hanno guardato e proseguito, ad un certo punto, un uomo di mezza età, italiano, una persona “semplice” e “qualsiasi” si ferma. Si avvicina, estasiato dalla visione di questo calendario, mi parla, mi chiede “ma dove lo hai preso? È bellissimo! Io sono un appassionato di foto di montagna” – in tutto questo mi elenca le sue “prodezze” giovanili di quando scalava allegramente tutte le Alpi. E ancora “ma tu li vendi? dove me ne procuro uno?”

Ed io, un po’ sorpreso di fronte a tutto questo entusiasmo “beh, no, non è in vendita, me lo hanno regalato ad una conferenza.. non saprei dove può procurarsene un altro.:” – ero sinceramente un po’ dispiaciuto nel vedere che l’entusiasmo di quest’uomo sconosciuto ma così aperto si stava raffreddando..

“ma me lo vendi?” ad un certo punto mi chiede… “no, mica l’ho comprato, è un regalo”…

Alla fine, sconsolato, fa per andarsene. Lo vedo mentre si dirige a cercare qualcosa nei sacchetti della spazzatura. Il mio cuore non ha retto più. Mi sono diretto verso di lui e semplicemente gli ho detto :”tieni, prendi il calendario, te lo regalo. Questo tuo entusiasmo mi ha colpito e sono sicuro che saprai apprezzarlo più te di me” (tra l’altro, consideravo quel calendario bello, ma decisamente ingombrante e già prima ero stato tentato dall’abbandonarlo al suo destino).

Non riesco a descrivere la luce che si è accesa nei suoi occhi. Ha cominciato a ringraziarmi come se gli avessi salvato la vita, voleva pagarmelo (ho rifiutato), e felice e contento mi ha salutato e se n’è andato, ripromettendosi di regalarmi qualcosa quando (e se) ci rivedremo a Torino.

Ciò che è successo dopo, nella sua semplicità, ha dell’incredibile.

Un senso di calore, apertura, gioia indescrivibile si è acceso nel mio petto. Ho sentito il mio cuore sorridere e la mia vita illuminarsi. Non era successo niente di che, alla fine, solo un gesto gentile per una persona sconosciuta.

Ma proprio questo è il significato della gentilezza – lo scaturire della gioia profonda, dell’allargamento della Vita fino a includere ogni essere vivente. Perché ciò che facciamo (in bene o in male) a qualunque persona, lo facciamo a noi stessi, lo facciamo a tutto l’universo, lo rendiamo eterno. Il buon vecchio Gesù infatti diceva “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 40)

La gentilezza disinteressata, compiuta con la sola motivazione di rendere gli altri felici, anche se questo comporta il privarsi di un qualcosa che ci appartiene, è la chiave per cambiare il mondo. Sono gesti naturali, o per lo meno dovrebbero esserlo, propri di ogni essere umano, di ogni essere vivente. Riconosciamo che il benessere dell’altro è anche il nostro e che se anche solo un nostro fratello soffre, tutti noi soffriamo. Restiamo umani diceva Vittorio Arrigoni.

Ma l’apertura al dialogo, all’ascolto, l’empatia, il mettersi nella condizione di facilitare i rapporti tra le persone purtroppo non è più cosa così “naturale” tra noi esseri umani. Nelle nostre vite frenetiche e governate dalla competizione, abbiamo smarrito il concetto del “restare umani”. Quindi, questi gesti, che dovrebbero essere naturali, non sono più così immediati, ma richiedono una ricerca profonda in un percorso di consapevolezza personale che ci apra al mondo e ci faccia vedere quanto sia appagante e gioioso condividere il nostro personale cammino con gli altri. Non c’è niente di male la fuori, non dobbiamo avere paura. Ci siamo noi nella Vita di tutti gli altri esseri viventi, ci siamo noi a condividere le stesse emozioni, gioie e dolori di tutti gli altri. Dove ci sono gli altri, ci siamo noi.

Era solo un calendario, che nemmeno avevo pagato. Era solo un oggetto che per me non significava così tanto. Era un qualcosa a cui non davo importanza, ma che per quest’uomo ha rappresentato un dono inestimabile che (magari) ha cambiato in meglio la sua giornata e gli ha fatto ricredere nella gentilezza tra esseri umani. Un uomo indigente, semplice che mostrava la sofferenza nei suoi occhi, ha saputo sorridere, ringraziare, desiderare di ripagare un gesto nonostante fosse lì non per partire ma per cercare nella spazzatura.

cosa ci è voluto a farlo? solo l’ascolto, ma non della richiesta esterna, ma di ciò che il mio cuore mi stava dicendo:

“Ho bisogno di una dose di gioia pura”

Siate gentili e il vostro cuore vi ringrazierà – come dice Nichiren Daishonin: “se accendi la tua lampada per un altro, anche la tua strada ne sarà illuminata”

Buon cammino

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