Buonismo o coscienza allargata?

buonismo

Il dizionario Hoepli della lingua Italiana definisce buonismo come un “Atteggiamento di benevola apertura e comprensione per tutte le posizioni, accusato di non andare al di là di generici appelli moralistici, capaci solo di produrre compromessi confusi e di basso livello”. Da un punto di vista estensivo come “Eccesso di buoni sentimenti, suggestivo ma inconcludente”.

Dopo i tremendi fatti di Parigi, che hanno visto l’uccisione di 12 persone nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo da parte di due (supposti) fondamentalisti islamici, ma già da un po’ di tempo, tale parola viene usata per accusare coloro che sono aperti all’immigrazione e all’integrazione di non avere a cuore la situazione italiana ed i suoi abitanti, volendo trasformare l’Italia in un paese multiculturale e multi religioso, dimenticandosi delle radici “cristiane” e delle tradizioni che abbiamo come popolo.
Io, nel mio piccolo, ritengo che sia sbagliato usare la parola buonismo in queste circostanze. L’apertura all’immigrazione e all’integrazione non è un “eccesso di sentimenti suggestivo ma inconcludente”, ma una vera dimostrazione di una coscienza allargata. Ma cos’è la “coscienza allargata”? è un modo di vedere la Vita non ristretto al semplice campo di azione dell’immediato, ma una visione di insieme di tutti i fenomeni, qualcosa che prende in considerazione il presente come frutto della storia passata e che vede il futuro come risultato di ciò che sta accadendo oggi. Una visione che non si limita solo al “piccolo orticello” della vita di ognuno di noi, ma che considera gli esseri viventi, animati e non, come costantemente connessi e immersi nel flusso continuo dell’Energia Universale. È una sensazione dell’anima, una vera spiritualità, una Vita che dice “SI” alla Vita, e che vede la perfezione in ogni evento e l’Universo in ogni persona. Sicuramente non è una visione facile da comprendere razionalmente ma che necessita di un profondo lavoro su sé stessi al fine proprio di “allargare” (nel vero senso della parola) la nostra Vita a quelle degli altri esseri viventi.
Personalmente credo in una visione allargata della Vita. Lavoro ogni giorno, nel mio piccolo, per abbattere quei confini che ci tengono separati dagli altri e ritengo che ogni essere umano abbia nel cuore il desiderio di vivere in pace con tutti gli altri membri della famiglia umana e con ciò che identifica come “esterno” da sé. Certo, i fatti di Parigi sono tremendi, ma io ci vedo anche una notevole ipocrisia da parte del mondo occidentale. Nei giorni successivi, di colpo, la maggior parte delle persone era diventata “Charlie” – tutti a sbandierare una mai vista apertura verso la libertà di espressione, moltissimi hanno cambiato la foto del profilo facebook con la scritta “Je suis Charlie” (tra l’altro già ampiamente sparita). L’occidente vede solo sé stesso e continua a sentirsi separato dal resto del mondo. Pretende di avere la Verità della Vita, giustifica le sue malefatte ma si considera povera vittima ogni volta che viene colpito da atti assolutamente sullo stesso piano da quelli che ha portato alle altre popolazioni. Questo vedo anche nelle parole che molti esprimono in merito all’accoglienza che diamo agli immigrati, identificandola come la causa prima di questa crisi che oramai va avanti da quando abbiamo memoria. Vedo una grande rabbia e ferocia di tante persone verso gli immigrati e i “diversi”; vedo persone lottare per le tradizioni italiane senza che mai essi stessi se ne siano preoccupati. Vedo una semplificazione di questioni antiche come il mondo ridotte solo ad identificare gli altri come nemici da abbattere e/o da cui proteggersi. Vedo persone discutere del problema non con l’intento di ascoltare e capire il punto di vista dell’altro, ma per convincere gli altri della giustezza della propria posizione. Ma se discuti per convincere e non per capire, hai già perso il senso stesso della discussione e ciò che esprimi non è una sincera preoccupazione per i nostri popoli occidentali, ma solo la rabbia che attanaglia il tuo cuore. Queste persone non hanno il diritto di elevarsi a difensori delle tradizioni, anche perché le tradizioni permangono solo se le persone le portano avanti spontaneamente e non tramite l’imposizione o la rabbia. Queste persone sono già state punite, perché posso solo immaginare l’inferno che vivono nei loro cuori e che trasmettono alle proprie famiglie, ai propri cari, ai propri figli. Sta tornando (o forse non se n’è mai andato) un tremendo razzismo mascherato da difesa dei nostri valori. I NOSTRI valori? I valori sono quelli che ognuno decide liberamente essere i propri valori, non quelli dettati dalla tradizione (o imposizione) cattolica nel nostro paese. Assistiamo ad una fomentazione dell’odio inter religioso e razziale dei “difensori” della patria.
Ma questa non è difesa, perché non c’è niente da difendere, questa è rabbia, pura e semplice, che verrà punita, in quanto contraria al buon senso del vivere insieme.
Come dice il Buddha “Non verrete puniti per la vostra rabbia ma dalla vostra rabbia”.

L’Occidente che dimentica
Questi avvenimenti suscitano in me una profonda tristezza riguardo al futuro dell’umanità. Siamo ancora troppo incentrati su noi stessi, noi occidentali “evoluti” e ci dimentichiamo troppo velocemente di tutte le malefatte che abbiamo compiuto nella storia, senza vedere il filo rosso che collega tutti gli avvenimenti e tutte le persone. È proprio questa la coscienza allargata. Vedere gli avvenimenti di oggi come il risultato di ciò che è stato compiuto ieri, sapendo che la Vita non ha fretta ma che aspetta solo il momento giusto per manifestarsi. Noi, gli occidentali, abbiamo un grande debito verso tutto il resto del mondo. Abbiamo ucciso, depredato e distrutto intere civiltà, magnifiche culture e infinite quantità di risorse naturali in nome del (nostro) progresso, della (supposta) verità del “nostro” Dio e della (apparente) democrazia in cui viviamo. Noi occidentali, con la nostra evoluzione ci siamo dimenticati di una delle leggi fondamentali che regola il nostro pianeta – la legge di causa ed effetto. Niente viene dimenticato dalla Vita, niente è inutile o senza effetto. Tutto si manifesta, ha solo bisogno della condizione giusta. Come ognuno di noi è unico e insostituibile, ed è nato esclusivamente in quel momento che portava con sé le condizioni uniche per la propria nascita, cosi la Vita attende, con pazienza, per manifestare, nei modi più disparati, gli effetti delle cause che abbiamo posto in passato, fosse ieri come mille anni fa.
Per questo rido quando qualcuno mi dice: “eh ma non possiamo stare a pensare a quello che abbiamo fatto mille anni fa durante le crociate o il periodo coloniale, noi viviamo adesso”. Invece si, dovremmo chiedere scusa a tutto il mondo, restituire il maltolto e lavorare con questi paesi, nelle loro terre per migliorare – per il LORO benessere – la loro condizione.
crociate

È a causa nostra se questi popoli sono così, se la “loro” religione appare intollerante. Basti ricordare, nel corso della Prima Crociata, il massacro degli abitanti musulmani della siriana Maʿarrat al-Nuʿmān (l’11 dicembre 1098): dopo aver trucidato tutti gli uomini, le donne e i bambini furono venduti dai Crociati come schiavi. Ancor più impressionante fu il massacro compiuto dai Crociati dopo la presa di Gerusalemme: vennero passati a fil di spada tutti gli ebrei e i musulmani presenti, eccezion fatta per la guarnigione fatimide, che versò un cospicuo riscatto ai vincitori, potendo così, grazie a quell’oro, scampare alla sorte dei loro correligionari (fonte Wikipedia). Furono gli occidentali a iniziare la guerra di religione, non meravigliamoci se adesso gli orientali la vogliono concludere. Come scrive Roxane Gay sull’Internazionale: “È deprimente osservare gli inviti rivolti alla comunità musulmana affinché condanni il terrorismo. È deprimente leggere storie di “musulmani buoni”, come se il buon musulmano fosse un’eccezione alla regola di un popolo intero”. Queste sono solo proiezioni di noi occidentali, come ci sentiremmo se durante i bombardamenti delle popolazioni irachene, o afghane, o le torture perpetuate dagli israeliti verso i palestinesi, loro ci chiedessero di condannare pubblicamente i bombardamenti o di pubblicare storie di “occidentali buoni”? come al solito, l’occidente non riesce a staccarsi da una visione “Euro-America centrica” e pretende, nonostante la storia e l’obbiettività la smentisca palesemente, di essere considerata la parte buona del pianeta.

Cosa fare?
Credo che nessuno abbia delle risposte, ma solo delle ipotesi che possano alleviare il conflitto in atto. Perché c’è davvero un conflitto in atto, ma non si tratta di “un’invasione”, né di vendetta. Si tratta di un conflitto che mette sullo stesso piano il 99% degli abitanti di questo pianeta, una guerra tra poveri per le briciole della Vita. Non si tratta di soldi, né di religione, ma semplicemente di ricerca della serenità del vivere. Perché questo ci accomuna veramente. Questo vogliono i cristiani, i musulmani, i buddisti, gli ebrei, gli induisti ecc., questo ricercano le persone “normali e comuni”.
Credo che coloro che si professano persone spirituali e non religiose abbiano un grande compito davanti a loro. Innanzitutto nel definire, con la propria Vita, le differenze tra i due termini: E’ perfettamente possibile essere religiosi e avere poca o nessuna spiritualità (basti pensare a quelli che uccidono in nome di dio) ed è perfettamente possibile essere spirituali senza entrare a far parte di alcuna religione particolare (http://www.paolods.com/le-differenze-tra-religione-e-spiritualita/).
Il compito, sempre più arduo, è di unire ancora di più le forze e reagire a questo orrore mostrando ancora più accoglienza e gentilezza verso TUTTI nella Vita di ogni giorno. Mi ricordo delle parole dette dal primo ministro norvegese Jens Stoltenberg che, in seguito alla strage compiuta da Anders Behring Breivik (considerato sano di mente, aveva ammesso di aver organizzato e condotto l’attentato esplosivo a Oslo e le uccisioni sull’isola di Utøya che causarono la morte di 77 persone e il ferimento di altre 240, si dichiarava anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista e sionista, “salvatore del Cristianesimo” e “il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950 – fonte wikipedia), diede una risposta coraggiosa e dignitosa, promettendo di contrastare l’intolleranza, che stava dietro quel gesto, con maggiore apertura e una maggiore tolleranza di quanto fatto fino a quel momento (http://www.ilpost.it/2012/08/28/scuse-jens-stoltenberg-utoya/).

Crisi come opportunità
È ricorrente, nei miei scritti, ma non solo, l’equiparazione tra crisi e opportunità.
einstein128
Ecco che cosa affermò Einstein in merito alla crisi, decine di anni fa:
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” (tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931).
Abbiamo l’opportunità di andare finalmente a fondo in queste questioni storico-religiose e culturali. Possiamo impegnarci per conoscere veramente i popoli che riteniamo “nemici”, andando ad esempio a visitare i loro paesi, studiando la loro storia e la loro religione in maniera obbiettiva e personale così da sviluppare la nostra personale visione verso di loro. Non è detto che dobbiamo essere d’accordo con tutto ciò che fanno, ma almeno sapremo che abbiamo sviluppato la nostra personale visione della cosa.
Ulteriormente, per l’ennesima volta, abbiamo la possibilità di abbattere veramente le frontiere del mondo e diventare TUTTI cittadini del mondo, membri di un’unica famiglia umana. Lo so, sembrano parole “buoniste”, un po’ alla “volemose bene”, ma non è così. Come diceva John Lennon “Imagine there’s no country…”. Queste mie parole nascono dalla consapevolezza dell’unione di tutti gli esseri viventi, da un percorso spirituale e introspettivo personale durato anni e che continua tutt’oggi. Perché come cambio io, cambia la società e solo impegnandoci per allargare i nostri orizzonti potremo risolvere i problemi del nostro tempo.

Je ne suis pas Charlie
je ne suis pas charlie

A me non piace Charlie Hebdo, trovo le sue vignette veramente insulse e senza alcun significato. Non è satira per me, ma difendo il diritto di ogni persona a dire ciò che vuole nel modo in cui vuole. Dopotutto, quante cose che fanno gli altri non ci piacciono? Ma mai ci sogneremmo di dire a qualcuno che non può fare qualcosa solo perché noi non lo facciamo. Anzi, se qualcosa ci disturba, dovremmo RINGRAZIARE chi la fa, perché essa ci mette di fronte ai nostri limiti, alle nostre insicurezze e ci permette di affrontarle, dentro di noi, per migliorare la nostra stessa Vita e quindi quella di tutti gli altri. La verità provoca sempre un senso di turbamento. La verità fa male. Ma affrontarla è l’unico modo per crescere; opporre resistenza ad essa è il modo migliore per dare ad essa ancora più forza, per farci sentire delle vittime e trasformarci in carnefici.
Chi si offende per delle battute, per quanto basse, sulla propria religione, ha un problema con la propria religione dovuto ad una non-comprensione della stessa e al fatto di rifugiarsi in essa per sopperire a delle mancanze che ha nella propria Vita. Basterebbe non comprare quel giornale, o non leggere i suoi articoli. Se nessuno lo segue più, se ne andrà da sé. Come le tradizioni; esse esistono solo se le persone le portano avanti consapevolmente e non perché sono tradizioni.
La religione dovrebbe servire per migliorare la Vita, per ricongiungerci all’Universo (UNO), per entrare sempre più in empatia con tutti gli altri esseri viventi.
La religione dovrebbe essere un percorso spirituale personale, un mezzo per trovare Dio nelle nostre Vite.
Ma si sa, il potere non è mai stato di Dio. È sempre stato dei preti, di coloro che si sono elevati a messaggeri di Dio senza averne il diritto.
È tempo che le persone prendano la responsabilità della propria Vita e che sviluppino un rapporto personale con la strada che decidono di seguire superando la necessità di avere un interlocutore tra loro e l’Altissimo.

Io NON sono Charlie e sono fiero di non esserlo.
Ma sono fiero del mio modo di vedere la Vita, di avere una coscienza allargata, che accetta la Vita per quello che è ma che non si rassegna all’orrore e all’ignoranza che vede dilagare nel mondo. Non ritengo l’offesa o lo sbeffeggiamento delle credenze altrui come qualcosa di cui ridere, per questo NON SONO Charlie.
Io credo nell’integrazione e nello scambio dei popoli, credo nel rispetto delle credenze altrui, specialmente se non rispecchiano le mie.
Credo nella diversità e nell’abbandono delle tradizioni antiche e imposte.
Credo nell’autodeterminazione delle persone a decidere il proprio destino e nella responsabilità delle proprie scelte.

Credo nelle religioni quando liberano l’individuo dai condizionamenti e nei percorsi spirituali personali che permettono lo sviluppo di una coscienza allargata.

Credo nella Vita, in quella di tutti, e nel desiderio condiviso dal mondo di vivere veramente nella pace generata dal rispetto e dall’accoglienza delle diversità individuali.

Nonostante tutto, io mi impegnerò ancora di più per far vedere che l’apertura al diverso, mantenendo la propria individualità, è la vera chiave per la costruzione di una società pacifica, che non lotta contro la guerra ma agisce insieme per il bene di tutti.

Abbiamo ancora un lungo cammino da percorrere, ma non scoraggiamoci – tutti, ma proprio tutti, siamo destinati all’illuminazione.

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