Tutte le strade portano a Roma

RomeOgni tanto, soprattutto quando trovo persone e amici in vena di parlarne, mi piace ragionare della religione e delle pratiche spirituali e del ruolo che potenzialmente avrebbero nell’abituarci alla pace e all’armonia per meglio convivere con gli altri creando, con essi, valore nella Vita di ogni giorno.

Spesso, e lo abbiamo visto anche recentemente, ma è cosa oramai comune, identifichiamo l’insegnamento religioso con le modalità in cui esso viene mostrato all’esterno dai suoi rappresentanti. Quindi, se alcuni musulmani sono terroristi, allora l’islam è una religione di odio; se alcuni cristiani sono profondamente intolleranti, allora il cristianesimo è una religione intollerante che chiude la mente delle persone; se alcuni buddisti utilizzano il messaggio del Buddha per “giustificare” la loro superiorità rispetto ad altre strade, allora il buddismo e le sue scuole diventano delle sette.

Se da una parte posso essere d’accordo sul fatto che il valore del messaggio religioso si vede attraverso chi lo segue e lo pratica, dall’altra riconosco che ogni persona è talmente diversa da tutte le altre da avere, comunque, un rapporto estremante personale e unico con la religione che sceglie (più o meno consapevolmente).

Come sappiamo, l’essere umano è profondamente influenzato dalla Legge di Polarità (o Legge di Attrazione, o Legge di Causa ed Effetto, Legge di Risonanza). Ognuno di noi è fatto da due metà speculari, simili ma non identiche, Luce ed Ombra, Cuore e Ragione, destra e sinistra, Yin e Yang, Uomo e Donna. In ogni momento, secondo questa Legge, la Vita è in equilibrio, qualunque sia la condizione interna o esterna che stiamo vivendo. Ogni emozione che viviamo, dalla più felice alla più triste, dalla salute alla malattia, è sempre uno stato di equilibrio che DEVE essere sempre mantenuto tra i due opposti.

yin yang

Quello che cambia è solo la gradazione (dal bianco al nero), il pendolo oscilla da destra a sinistra, ma è sempre lo stesso pendolo.

L’UNO della Vita, l’indefinibile, il Tutto e il Niente si esprimono in tutte le forme di ciò che chiamiamo Vita, senza escludere alcunché.

Io credo, ma non lo dico io, è risaputo oramai, che la religione, qualunque essa sia e qualunque pratica/preghiera diffonda, sia nata dall’uomo per una semplice ragione: darci i mezzi per abituare, giorno dopo giorno, la nostra Vita ad essere basata sul Cuore e non solo sulla Mente Razionale.

 

La religione serve a “spostare l’attenzione”, a stimolare l’altro polo, a dare spazio concreto alla visione della Vita “oltre” i semplici e superficiali aspetti che vediamo con i nostri occhi. Servirebbe ad andare al di là della nostra solitudine e della nostra illusoria impotenza come umani nelle questioni del Mondo. La religione serve a dare ad ognuno di noi i mezzi per ritrovare quel legame primordiale e infinito che abbiamo con l’intero Universo. Serve a darci l’opportunità di farci delle domande e di trovare le NOSTRE personalissime risposte.

Secondo me è una cosa meravigliosa. Perché permette la valorizzazione INDIVIDUALE della Vita. La presa di coscienza, la consapevolezza del suo intrinseco valore (e quindi del nostro), la gioia della sua condivisione con gli altri esseri viventi.

Perché in fondo, qualche domanda sul perché siamo qui, credo che ognuno di noi abbia il dovere di farsela.

Cioè, veramente qualcuno può pensare di essere qui “per caso”? Di non avere alcuno scopo nella Vita? Che dobbiamo esperire questa esistenza per niente?

Non posso credere che veramente esistano persone di questo tipo – o forse sì, proprio per la Legge di Polarità. Come ci sono persone più spirituali allora è normale che ci siano anche persone più inclini ad una visione più spostata verso la mera ragione.

Ognuno mette la propria asticella, il proprio equilibrio nel punto corrispondente a ciò che profondamente è. Ma questo non impedisce di scardinare le nostre credenze provando ad andare un po’ più a fondo, ognuno a modo suo, con i suoi tempi.

Non è forse anche questo uno stimolo per farsi qualche domanda?

Voglio dire, riconosciamo continuamente il fatto di essere tutti diversi, di avere ognuno le proprie particolarità, necessità, vizi e virtù e ne siamo fieri, pronti a combattere per essi.diversity

Sarà un caso che, allo stesso tempo, ci siano così tante religioni, filosofie, pratiche spirituali (più o meno fisiche), dottrine, uomini e donne illuminati e illuminanti?

Le due cose non potrebbero, molto semplicemente, essere collegate?

Se, come tutte le religioni affermano, siamo tutti quanti (e intendo veramente ognuno di noi) diversi ma uguali e destinati all’Illuminazione (chiamiamola anche Riconciliazione, Regno di Dio, Paradiso, Catarsi) non dovrebbe essere più che normale che ognuno scelga liberamente e consapevolmente il mezzo con cui arrivarci?

Tutte le strade portano a Roma. Non è solo un modo per tranquillizzare i viaggiatori da un punto di vista geografico-stradale. Ma serve ad assicurare a TUTTI i “viaggiatori dello spirito” che mirano a ricongiungersi con la sorgente della Vita stessa, con la grande Madre Universale, con Dio, che arriveranno senza dubbio alla meta. Perché lì conduce il sentiero della Vita, in tutte le sue forme.

Basta fermarsi a osservare, stare in silenzio ad ascoltare, bussare con la sicurezza che ci verrà aperto, chiedere con la certezza che ci verrà dato.

Se siamo davvero diversi, pur provenendo dalla stessa fonte, abbiamo il diritto di arrivare alla meta scegliendo la strada e il mezzo che più ci aggrada tra tutti quelli presenti.

Siamo piante, animali, rocce, nuvole, mare e fuoco.

Se a Roma dobbiamo andare dal luogo in cui siamo, qualunque esso sia, possiamo scegliere la strada – autostrada, sentieri di montagna, strade statali ecc; e possiamo scegliere il mezzo – a piedi, in Ferrari, in bicicletta, in bus ecc.

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È una nostra unica e solitaria scelta, come la nostra Vita, come il fatto che solo ognuno di noi può vivere la sua.

A me pare così logico e allo stesso tempo incredibilmente bello. Ognuno sceglie, in libertà e queste scelte dovrebbero essere incoraggiate.

Ovviamente non basta avere il mezzo e scegliere una strada.

Bisogna percorrerla. Bisogna imparare ad usare il mezzo, conoscerlo, provarlo, fare errori, sbagliare strada, fermarsi a riposare, a mangiare e a dormire.

Insomma, niente di dissimile da un viaggio che facciamo quando andiamo in vacanza.

 

La ricerca spirituale è come una vacanza. Possiamo decidere di arrivare subito a destinazione, oppure goderci il viaggio. Possiamo allontanarci dalla meta fingendo di non volerci andare, oppure dirigerci verso di essa ma prendendocela con calma conoscendo le realtà che incontriamo nel viaggio.

La diversità opera attraverso di noi, attraverso il nostro personale rapporto con la strada, il mezzo, il panorama e gli altri viaggiatori.

Scegliere un percorso spirituale/religioso o non sceglierlo dipende solo da ognuno di noi.

Ricercare la base comune a tutti i messaggi filosofico/religiosi (arrivare a Roma) dipende solo da ognuno di noi.

È come entrare in un grande mercato. Ogni venditore cercherà di convincerci che il suo prodotto è migliore degli altri. Quindi che il suo “mezzo” per arrivare a Roma è il più efficace, il più evoluto, quello “vero”. È normale incontrare questi personaggi no?

Ma non è attraverso di loro che si valuta la reale efficacia di un mezzo.

Puoi avere una Ferrari, ma se la usi solo a 50 km/h o ci vai su di un sentiero di montagna, non potrai mai apprezzare la gioia di andarci, perché non la valorizzi. Ogni mezzo va imparato ad usare, partendo dalle sue istruzioni generali e arrivando a personalizzarlo.

Due macchine uguali appartenenti a due persone diverse non saranno mai veramente uguali.

Avere la padronanza di un mezzo ci permette anche di apprezzare quelli degli altri, di conoscerli, di rapportarci nel modo giusto ad essi, nonostante la nostra differente scelta. Come il cibo, ognuno sceglie cosa mangiare.

Quindi, in sintesi:

La conoscenza e la padronanza di un messaggio religioso ci permettono di stabilire un legame personale con la nostra Vita e con quelle degli altri, lavorando insieme per la creazione di valore.

La pratica religiosa/spirituale permette di abituare la Vita a “pensare con il Cuore”, a mettere il cuore sopra la testa, l’armonia a guida della ragione.

Un piccolo aneddoto: sono stato in Turchia un paio di mesi fa. Luogo meraviglioso.

Sono entrato in parecchie moschee, specialmente in quelle piccole, senza turisti, di “quartiere”. Ho respirato una pace che poche volte ho trovato nelle chiese e nei templi.

Mentre ero dentro, dopo l’ora della preghiera, quando i non islamici possono entrare, ho sentito l’esigenza (e la curiosità) di provare la loro preghiera.

Ho seguito i loro movimenti, ho messo la testa a terra.

Ho messo “la Testa sotto al Cuore”.testa sotto cuore

E vi assicuro che ho provato immediatamente, una profonda serenità e gioia. La stessa che provo quando medito con il mezzo che io ho scelto per me, il Buddismo di Nichiren Daishonin. Nessuna differenza nelle emozioni (la destinazione), ma solo nel mezzo per giungere ad esse.

E noi, specialmente occidentali, viviamo troppo con la Testa sempre sopra al Cuore. Mettiamo la ragione, la separazione, la catalogazione, la paura e la diversità sopra all’armonia, all’unione, alla condivisione, alla pace.

Le pratiche spirituali/religiose servono a dare forza “all’altra parte di noi”. A stimolare un equilibrio armonico tra Mente e Cuore, a provare in noi e a diffondere all’esterno di noi gioia e armonia.

Perché questo è il vero fine della religione: la serenità e la gioia interna, quella che portiamo nel mondo e che di riflesso ci torna.

Come dice Tagore: “La gioia è l’unica misura della Verità”. Ma dobbiamo prenderci la responsabilità PERSONALE della nostra gioia. e mentre cerchiamo la nostra gioia e serenità attraverso il nostro mezzo e la nostra strada, dobbiamo combattere, mostrando la nostra gioia e realizzazione nella nostra Vita, coloro che usano i mezzi religiosi/spirituali per fini di potere per incrementare odio e separazione. Perché anche in questo è in atto la Legge di Polarità.

Quindi, la serenità che provi nel cuore, il modo in cui ti rapporti agli altri, l’armonia che trasmetti e che porti nel mondo sono l’unica misura del modo in cui ti rapporti alla tua religione, non della sua efficacia. Lo spirito religioso è nato SOLO per elevare l’essere umano, per dargli i mezzi per tornare a casa. L’interpretazione di esso e il suo utilizzo sono nostra e unica responsabilità. Se utilizzo malamente la mia macchina non è certo responsabilità della mia macchina giusto?

Ricordiamoci anche che arrivare a Roma forse non sarà neanche la destinazione finale del nostro viaggio, in quanto poi abbiamo Roma stessa da vedere…

Grazie, buon cammino

 

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