Pranopratica e buddismo

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Antica rappresentazione della pranopratica

Nella Vita ho imparato ad essere curioso, ad uscire dal seminato, dalla sicurezza delle tradizioni per esplorare i mondi diversi dal mio, per trovare ciò che accomuna gli esseri umani, più che dividerli.

Forse è stata una reazione alla mia situazione familiare, dove la ricerca delle sicurezze (economico-sociali e spirituali) è sempre stata il faro guida della Vita. Comprensibile, visto il mondo da cui provenivano i miei genitori, ma non più adatto ai tempi.

Nella mia storia personale, durante gli anni più intensi della mia ricerca spirituale, ho voluto andare oltre e confrontarmi con molte realtà diverse da quelle in cui sono cresciuto, cercando il fine che accomuna. Ho esplorato il mondo religioso/spirituale perché l’ho sempre visto come ricco di enormi potenzialità per elevare la Vita dell’uomo ma, purtroppo, la meraviglia dei messaggi è sempre stata sporcata dall’ego e dalla ricerca di potere dell’essere umano.

Come già espresso in altri miei post (es. “Tutte le strade portano a Roma”), tutte le forme religiose/spirituali dovrebbero mirare a dare all’individuo i mezzi per la sua elevazione dal mondo prettamente materiale in cui viviamo e a fargli comprendere di essere Vita dell’Universo e unico artefice del proprio destino. Ogni strada è diversa, ma non meno valida delle altre; ogni strada conduce verso la medesima destinazione utilizzando mezzi e attraversando paesaggi diversi.

Per come la vedo io, è il singolo individuo che ha opportunità di effettuare delle scelte a riguardo, per prendersi cura personalmente del proprio benessere e della propria elevazione spirituale – non essendoci due persone uguali tra loro, non esiste un mezzo che sia adatto ad ogni persona. Più persone possono scegliere lo stesso mezzo, ma questo non significa che le rispettive esperienze con esso siano uguali.

La bellezza della nostra diversità umana, che si esprime nell’arte, nelle tradizioni, nel cibo, nelle lingue ecc, risiede anche in questo. Non è un caso che ci siano così tante strade spirituali, tante religioni. Ognuna proviene dagli uomini di un dato tempo e luogo, che hanno interpretato i segnali della Natura secondo il loro vissuto.

Ma si sa, ogni scuola tende a voler essere considerata l’unica, la più vera, la migliore, l’unica.

Nel mio percorso di conoscenza e scambio, mi sono trovato varie volte di fronte alla “unica e migliore scuola”, luoghi in cui non veniva lasciato alcuno spazio all’esplorazione e all’integrazione di altri messaggi religiosi o visioni della Vita.

Nonostante a parole si professi l’apertura e lo scambio, viene indirettamente stimolata, nella mente degli adepti, una chiusura a tutto ciò che sta “al di fuori” della scuola filosofica/religiosa di cui abbiamo deciso di far parte. Niente di diverso, nel suo concetto di base, dall’integralismo religioso che tanto rifuggiamo.

Questo “problema”, però, non avviene solo tra scuole religiose diverse – il che può essere capibile, per quanto non accettabile. Ma avviene anche nei confronti di altri approcci “spirituali/energetici” alla Vita.

Poi, io lo so – non sono il classico “adepto” di una scuola religiosa. Proprio non mi riesce accettare tutto ciò che mi viene “dall’alto” – sarò fatto male io, ma proprio ‘un mi riesce!

Voglio dire, se io come essere umano sono interessato alle tecniche del benessere (nel mio caso la pranoterapia e la reflessologia plantare) e propongo tali tecniche ad una persona di mia conoscenza perché le vedo adatte a contribuire alla soluzione di un dato problema, qual è la differenza se questa persona è membro o meno della scuola buddista che pure io frequento?

Gli altri membri non devono avere accesso a queste meravigliose tecniche perché l’unica cosa di cui si deve parlare con loro è della pratica buddista stessa? Io capisco, e condivido, il fatto che ogni scuola diffonda le proprie tecniche/pratiche come le uniche da utilizzare – ma siamo esseri umani, necessitiamo lo scambio e l’esplorazione di nuove vie. Soprattutto, a volte, abbiamo bisogno di una mano anche dall’esterno, di una stimolazione profonda che ci può illuminare nella risoluzione di un conflitto emozionale interno che si è manifestato nel nostro fisico tramite ciò che chiamiamo “malattia”.

La meraviglia della diversità intrinseca alla Vita e le infinite forme di espressione umane vanno semplicemente diffuse ed integrate il più possibile.

Le tecniche del benessere

Da circa un anno mi sono avvicinato al mondo delle tecniche del benessere.

Erano anni che risuonavano in me, continuando a tornare nella mia Vita.

La pranoterapia (pranopratica),  come atto d’amore per “risvegliare” la nostra innata facoltà di auto guarigione, ha sempre esercitato una forte attrazione su di me.

Anche quando diventa un vero e proprio lavoro, ovvero dietro pagamento, rimane un atto d’amore – il tempo dedicato ad una persona, assieme alla formazione e le conoscenze dell’operatore, per aiutare il benessere degli altri, hanno un valore ed è giusto che vengano pagate.

Iniziamo però a dire ciò che NON È la pranopratica

La pranopratica NON È una tecnica di cura. È una tecnica del BENESSERE
Non è invasiva in quanto tra operatore e cliente non c’è contatto fisico
La pranopratica NON È una religione e NON mira a fare adepti
Il pranopratico NON È un santone/guaritore/mago e NON passa le proprie energie “magiche” al cliente
il pranopratico NON fa diagnosi, NON prescrive medicinali, NON interferisce/contesta con ciò che il medico ufficiale ha deciso
il pranopratico NON da consigli ma input e accompagna il cliente nel percorso personale di deduzione

La pranoterapia è la “madre” di tutte le discipline energetiche. Anche in seno a una concezione scientifica, la pranoterapia è riconosciuta la medicina naturale per eccellenza! Non è né lesiva né invasiva, ha il merito di ripristinare “l’omeostasi”, vale a dire l’equilibrio funzionale e vitale dell’organismo; può essere adottata come mezzo preventivo e riabilitativo. Il flusso della forza pranica va direttamente al cuore di tutti i nostri problemi di salute.
La pranoterapia mira a STIMOLARE il riequilibrio energetico del cliente attraverso l’imposizione delle mani stimolando il prana.
Prana origina dal sanscrito e si compone di due termini: “pra” che significa unità fondamentale e “na”, energia.
Il prana quindi esprime il principio vitale dell’Universo.

Il PRANA è in ognuno di noi. Come ognuno di noi è un vero e proprio campo elettromagnetico e può quindi influenzare ed essere influenzato dai campi elettromagnetici che gli stanno attorno (per info sui campi elettromagnetici umani: http://www.mykonsulting.it/approfondimenti/l-uomo-elettromagnetico.html; http://www.dionidream.com/il-campo-magnetico-della-terra-e-allineato-a-quello-del-cuore/)

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Interazione tra i campi elettromagnetici umani

Tutti gli esseri viventi possiedono un campo energetico o corpo pranico individuale che altro non è se non la manifestazione dell’Energia Universale intimamente connessa con la vita dell’uomo; esso è anche comunemente chiamato aura. Il Campo energetico umano è costituito dall’insieme di tutte le emanazioni dell’uomo. Si tratta di energie elettrostatica, magnetica, elettromagnetica, sonora, termica e visiva, le cui misurazioni si sono dimostrate logiche con i normali processi fisiologici e, anzi, li trascendono fornendo un veicolo per i processi psicosomatici messi in atto dall’organismo. L’interazione tra i campi elettromagnetici appare estremamente sensibile alle suggestioni di determinati stati ambientali, psicologici, emozionali in cui viviamo, riflettendosi poi sulle nostre emozioni e sulla nostra salute.

Il Pranopratico ha quindi imparato a gestire il proprio campo elettromagnetico in modo tale da “trasferire” l’informazione del benessere alla persona che si sottopone ad un trattamento.

Una ricerca condotta qualche anno fa in Italia, ha sottolineato le reazioni alla pranoterapia sia di soggetti sani sia di persone affette da malattie riscontrabili teletermograficamente, quali ad esempio displasie mammarie, artrosi, riniti, dolori cervicali. Sono stati esaminati anche soggetti ignari di essere sottoposti a pranoterapia, tra cui un bambino di tre anni. La pranoterapia da sola o associata ad altre terapie riequilibra l’essere umano in modo armonico, non invasivo e privo di controindicazioni. E’ un valido ausilio nella riduzione sia della necessità di assumere farmaci sia dei conseguenti effetti collaterali. In tutti i casi è stato anche accertato un aumento del calore nella zona trattata dopo pochi minuti di trattamento, con notevole beneficio da parte del ricevente. L’azione pranica si esercita principalmente in due modi: 1°) per mezzo del “calore” (fotoni infrarossi), 2°) per emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza anche dette chirofrequenze (dal greco chiros cioè mani) che il pranoterapeuta indirizza, tramite le mani appunto, sotto la spinta della volontà e il controllo della mente, alla persona trattata.

Niente di magico quindi, ma anzi, qualcosa di estremamente logico e scientificamente dimostrabile. trattamenti_tecnica_quantum_terapia_rughe_pelle_roma_2

Ma purtroppo circola ancora molta ignoranza su queste questioni – specialmente perché la tecnica stessa è “invisibile” agli occhi. Ci richiede quindi un approccio di fiducia, che però diviene sicurezza una volta sperimentati gli effetti benefici della tecnica stessa.

Io capisco che ci possa essere tanta ignoranza – se non le cerchi personalmente, e a mente aperta, è molto difficile trovare le informazioni corrette.
Questo però non significa che ognuno possa dire la sua e giudicare negativamente qualcosa solo sulla base del “sentito dire” – ecco, questo non lo accetto.

Capisco anche che una tecnica che si basa sull’imposizione delle mani (vedi figura) possa risultare “strana” e inusuale, ma se ci pensiamo bene, l’atto di porre la mano su un determinato punto “dolente” del nostro corpo è qualcosa che facciamo continuamente, ogni giorno, ciascuno di noi.

mani

Posizione delle mani in pranopratica

Dopo tutto, quando ci avviciniamo ad una persona, non “sentiamo” una sensazione “a pelle” che ci attrae o ci respinge?

Quindi, se io ho imparato a gestire il mio campo elettromagnetico in modo da poter stimolare il benessere in un’altra persona, dov’è il conflitto con la pratica buddista?

 

Il Buddismo di Nichiren Daishonin

La scuola buddista fondata da Nichiren Daishonin in Giappone nel XIII secolo si basa sulla riforma del buddismo tradizionale e nella sua apertura a tutte le persone, tramite la formulazione di un mantra (Nam Myo Ho Renge Kyo) al fine di sviluppare un approccio alla Vita di tipo armonico e di piena responsabilità personale.

È una pratica che, allo stesso modo delle tecniche del benessere, stimola la propria autoguarigione, rinforza il sistema immunitario e permette un contatto molto profondo con la propria vita, le proprie emozioni, i propri demoni, illuminando il cammino del cambiamento individuale.

Il buddismo di Nichiren Daishonin ha un immenso potere per affrontare le sofferenze della Vita, siano esse emozionali o fisiche.

L’armonia che si crea nella recitazione del mantra diviene la base della nostra Vita e, stimolando la fuoriuscita della nostra “parte migliore” (la buddità), indirizza tutte le nostre scelte verso un modo di vivere armonico e centrato sul miglioramento personale.

È proprio l’armonia che si crea (https://www.youtube.com/watch?v=NY5X6-pjpzs) che permette di incontrare nel proprio cammino le persone, le condizioni, le situazioni migliori per risolvere i nostri problemi e le nostre sofferenze.nmhrk

È un percorso che parte da ognuno di noi e arriva a toccare tutti gli esseri viventi dell’Universo, in quanto co-protagonisti del film della nostra Vita.

Il buddismo non è una religione egoistica, tutt’altro. Esso stimola all’incontro e allo scambio, al rispetto reciproco e al non-giudizio. Insegna a farcela da soli, ma anche a chiedere aiuto quando ce ne sia il bisogno – perché l’umano ha bisogno degli altri umani, pur percorrendo un cammino strettamente personale.

Il buddismo è Vita e la Vita non impone regole allo scambio libero tra individui liberi e consenzienti, se mirati al dono di sé stessi verso la costruzione di un mondo più vicino e aperto.

Integrare le tecniche?

Conosco molti praticanti del buddismo di Nichiren che “integrano” la pratica buddista con altre tecniche del benessere – dallo shiatsu, alla reflessologia, da altre tecniche di meditazione, allo yoga e al reiki.

Si può fare? Non si rischia di creare confusione? Non ci possono essere delle incompatibilità tra le tecniche?

Per come la vedo io, TUTTO È SACRO e non può esserci alcunché di incompatibile – se la nostra personalissima integrazione viene fatta basandosi sulla ricerca delle comunanze tra le tecniche più che sulle differenze.

Voglio dire, la pranopratica e il buddismo, pur agendo similmente sull’individuo, e stimolando l’equilibrio psico-fisico, hanno comunque due target diversi.

La pratica buddista agisce dall’interno dell’individuo, perché da lì tutto proviene, stabilendo un’armonia di fondo che va ad influire su tutti i campi della nostra Vita.

È la base della Vita, la scintilla prima, ciò da cui tutto si crea.

La pranopratica arriva dopo ed è (come è nella sua natura) un supporto alla Vita di una persona, una tecnica molto incentrata sul benessere psicofisico.

È come ricevere un incoraggiamento da un amico, un abbraccio dalla Vita, una pacca sulla spalla quando ne abbiamo bisogno.

La pranopratica, arriva da fuori di noi (l’operatore), ma stimola ciò che È GIÀ in noi e ci dona nuovi input per il nostro cammino personale.

Basandosi sulle antiche filosofie indiane e cinesi (Ayurveda Medicina Tradizionale Cinese) parte dalla stessa sorgente del buddismo antico e mira, come il buddismo, a dare all’essere umano i mezzi (o gli input) per il suo rinnovamento e elevazione spirituale.

Quindi, cosa c’è di così strano?

In fondo, quante cose noi già integriamo nella nostra Vita? Nessuno di noi fa una sola cosa, ma sceglie liberamente ciò che per lui/lei è meglio per la propria Vita. È normale sia così, siamo esseri umani e siamo circondati da miriadi di informazioni, tecniche, religione, pratiche, filosofie, ideologie, che vien da sé che ognuno selezioni ciò che fa bene in base al proprio esclusivo vissuto.

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Integrazione

Perché non possiamo farlo anche con le religioni, le tecniche spirituali o del benessere?

L’integrazione, si sa, comporta svariati benefici – uno tra tutti quello di avere a disposizione più strade e mezzi per giungere alla medesima destinazione. Puoi avere la miglior macchina del mondo, ma se ne hai due o più puoi scegliere quella che si adatta meglio al tipo di strada che devi percorrere. Per ogni evenienza hai accesso al mezzo migliore.

Il fine è sempre il solito, la tua elevazione, il tuo benessere, personale e con gli altri – cosa può bloccarti se questo è il tuo fine?

Non fai male a nessuno, non manchi di rispetto a nessuno, lavori su di te (perché anche la pranopratica, come le altre tecniche del benessere, è un percorso interiore e individuale) per apportare solo bene a questo mondo.

La mia esperienza in merito

Personalmente posso dire che l’incontro con la pranopratica ha dato una energia al mio cammino spirituale e di conoscenza. Sentire, all’interno di me, ciò che un trattamento di pranopratica può donare alla persona, mi ha aperto un mondo meraviglioso e profondo. Un mondo dove gli esseri umani camminano insieme e si sorreggono a vicenda nelle proprie personali storie e sofferenze.

È stato un passo avanti, uno step naturale nel mio percorso. Ha rinnovato il mio legame con il buddismo, facendomi comprendere che se desideri portare del bene al mondo devi prima di tutto essere in grado di affrontare i tuoi problemi e poi devi riuscire a capire di cosa la persona che hai di fronte ha bisogno quando si rivolge a te.

Conoscere la Via interna per il proprio auto-miglioramento (buddismo) e poter stimolare dall’esterno il benessere di un altro (pranopratica / reflessologia) mi mette in grado di poter donare a qualcuno ciò di cui ha veramente bisogno. Può essere una parola, un abbraccio, l’insegnamento del mantra, così come uno o più trattamenti del benessere.

Perché questo sono io, in tutto ciò che mi rappresenta. Dal mio lavoro, al buddismo, dai miei interessi, alla pranopratica. Tutto è diretto a far sì che io possa essere un contributo positivo al miglioramento della società umana e del nostro rapporto con l’ambiente e con l’universo.

Questa è la mia missione. Così IO mi rapporto al mondo e agli altri. Così io porto il mondo, letteralmente, nelle mie mani. Peace

Chi è buddista non è solo buddista. Se ti richiudi volutamente in un recinto, per quanto bello sia, sempre di un recinto si tratta.

Vedrai coloro “fuori” dal recinto come potenziali nemici e avrai sempre paura di ciò che non conosci.

Io ho deciso di uscire dal recinto, di vedere il mondo e di far vedere quanto bello esso sia, quante meravigliose conoscenze, tecniche, persone, letture, pratiche ci siano e che la cosa importante non è cosa scegli, ma la scelta stessa.

Ho avuto già molti incontri/scontri con le organizzazioni religiose e ciò che prevale, appena parli di “altro”, è la protezione dell’organizzazione stessa prima di ogni altra cosa. Appena qualcosa di “esterno” entra, spesso nasce la paura ed esce chiusura.

È un problema delle organizzazioni, oramai è risaputo, non del messaggio in sé.

Il Buddha, così come Gesù, era aperto al “diverso”, all’accoglienza, alla conoscenza di ciò che sta al di fuori di ciò che conosciamo e che ci dona tanta sicurezza apparente.

Perché il messaggio religioso/spirituale è sempre aperto all’esterno, mentre le organizzazioni sono chiuse al proprio interno.

Tutto qui.

Io non rinuncerò a proporre queste tecniche alle persone se le riterrò adatte al loro “problema”, così come continuerò a parlare del buddismo di Nichiren Daishonin.

Niente ci è negato nella Vita, se non da noi stessi per le nostre paure.

Esplorate, siate curiosi, integrate e non fatevi fermare da nessuno se il vostro fine è veramente il benessere della Vita.

Ognuno di noi ha un immenso potere, conosciamolo e valorizziamolo nell’amore per TUTTI gli esseri viventi.

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One thought on “Pranopratica e buddismo

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