Je suis Emmanuel

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È notizia di ieri la morte di Emmanuel, 36 anni, arrivato nel nostro Paese dalla Nigeria meno di un anno fa insieme alla sua compagna di vita, dopo che i terroristi di Boko Haram gli avevano ucciso la figlia di due anni e devastato il villaggio.

Una storia di fuga dall’orrore, una fuga dalla propria casa per cercare un futuro migliore, un luogo dove vivere in pace e costruire la propria felicità.

Quella famosa ricerca della felicità, che accomuna tutti gli esseri viventi, senza alcuna distinzione.

Non credo che Emmanuel fosse felice di lasciare il proprio paese, ma è stato costretto per salvare la propria vita e quella della persona che amava.

Cosa avremmo fatto noi?

L’essere umano, come tutti gli altri esseri viventi, è naturalmente portato a ricongiungersi con l’armonia dell’Universo; ed essendo un essere terrestre e manipolatore, lo fa attraverso i suoi spostamenti e le sue attività.

Io voglio vedere nella vita di Emmanuel, e degli altri migranti, un esempio.

Un esempio di persona che va oltre i confini nazionali, che crede nella possibilità di poter vivere, ed essere felice, in qualsiasi luogo della Terra, conscio del fatto che chiunque, come naturale abitante della Terra, abbia la facoltà di muoversi liberamente per tutto il globo, in quanto esso è la casa di tutti.

Razzismo all’italiana

Purtroppo, e lo dico con rammarico, Emmanuel è giunto in Italia. Nella nostra Italia dove fascismo, razzismo e intolleranza continuano, ahimè, a crescere sempre più, fomentate dalle parole di politici che mirano solo ad avere visibilità e potere personale, e da organi di (dis-) informazione.

Queste cose scatenano, nell’uomo ignorante, risposte di questo genere (non riferito a Emmanuel, ma ai Rom in questo caso, ma è un esempio, basta andare un po’ in giro su Facebook):

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Seguendo il mio personalissimo modo di vivere, non mi sento di dare tutta la responsabilità ai suddetti politici e organi di informazione.

Ognuno di noi fa le proprie scelte, anche gli uomini che hanno insultato la compagna di Emmanuel (“scimmia africana”) e che, alla reazione di quest’ultimo, altro non hanno saputo fare che aggredirlo e picchiarlo a morte. Cercavano lo scontro, e lo scontro hanno ottenuto.

L’uomo che lo ha ucciso è stato denunciato a piede libero, nella nostra aperta e pacifica Italia. Fosse avvenuto il contrario, oggi saremmo pieni di post dei suddetti politici e dei loro sempre più agguerriti sostenitori.

Cosa avrebbe potuto fare Emmanuel? Cosa avrebbe fatto ognuno di noi in quella situazione?

Mi chiedo cosa avrei fatto se fosse accaduto a me. Se avessero insultato e strattonato mia madre, mia figlia, la mia compagna….

Se reagiamo alle provocazioni di persone che cercano solo lo scontro, purtroppo, arriviamo a metterci sul loro stesso piano e rischiamo di subire delle conseguenze notevoli.

Dovremmo ignorare i provocatori, continuando a camminare sulla nostra strada, mostrando indifferenza per chi altro non sa fare che scaricare la propria rabbia, per una vita vuota e senza scopo, sugli altri, sui “diversi”, sugli stranieri, su chi non la pensa come loro. Ci vuole forza e coraggio, ma è l’unico modo per annientare veramente chi vuole solo diffondere il male. Non è vigliaccheria, perché in casi simili, non c’è alcunché per cui combattere. Un insulto si può ignorare, la cosa cambia se viene fatta violenza (sembra che la compagna di Emmanuel fosse stata anche strattonata).

Può essere comprensibile che tante persone vogliano vedere nell’immigrato il nuovo nemico da combattere. Se non vuoi guardare dentro di te, e rimboccarti le maniche per migliorare la tua Vita, allora cercherai il nemico esterno, il capro espiatorio a cui dare tutte le colpe per la situazione che TU STAI VIVENDO.

Sono coloro che dicono: “non sono razzista ma…” le persone più pericolose

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Ti rifai sugli immigrati, perché sono un nemico semplice, pur venendo da fuori (per le più svariate cause) e non sapendo alcunché del nostro paese, si trovano ad essere i responsabili delle scelte che noi, come popolo, abbiamo fatto – a cominciare dai politici che decidiamo di supportare e seguire.

Paradossale, non vi sembra?

Non viviamo in una situazione facile nel nostro paese, questo è appurato.

La rabbia è tanta, la vediamo e la respiriamo ogni giorno appena usciamo di casa. Lo vediamo nelle persone che incontriamo, alla guida della nostra automobile, sul posto di lavoro.

Ma non sarà certo scaricando questa rabbia sugli altri che risolveremo i nostri problemi.

È a causa della visione estremante individualistica che molti di noi hanno se non riusciamo a sentirci comunità, comprendendo che ogni nostra azione, anche la più insignificante, ha effetto su tutti gli altri esseri viventi.

Gesù, sbandierato da tanti come loro ispiratore, accoglieva il “diverso”:

(….) Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’ acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.(Gv 4,1-42)

L’accoglienza e il dialogo, anche nella diversità, permettono un rapporto vero che fa crescere e stimola la responsabilità e l’impegno.

È quindi solo la nostra ignoranza che causa questi avvenimenti, non la situazione politica corrente.

 Quale futuro?    

Per quanto non voglia, mi tocca tornare sempre lì. Torno alla responsabilità personale delle proprie azioni. Vale per l’aggressore, vale per Emmanuel, vale per ciascuno di noi. Perché questo episodio, così come tutti gli altri, ci vede tutti un po’ responsabili. Pensiamo a quante volte ci siamo girati dall’altra parte di fronte ad una palese ingiustizia o crimine, o razzismo, che avveniva proprio di fronte ai nostri occhi. Quante volte noi stessi abbiamo agito nell’illegalità, anche minima, perché tanto “lo fanno tutti”.

Non è semplice capire cosa possiamo fare. La situazione sembra peggiorare di giorno in giorno.

Ma è proprio in questi bui momenti che dobbiamo accendere la nostra Luce interiore, quella scintilla di Infinito che ognuno di noi ha dentro.

Dobbiamo studiare, documentarci sul resto del mondo, i suoi popoli, le loro tradizioni, la nostra storia comune.

Dobbiamo fermarci, meditare, lasciare che i nostri sopiti sentimenti vengano a galla e ci facciano comprendere che solo noi possiamo migliorare la nostra situazione, senza più delegare gli altri e dar loro la responsabilità per la nostra sofferenza o felicità.

Siamo soli, ma insieme. Singoli, ma UNO.

Se anche solo una persona crede che possa esistere ed essere costruito un futuro diverso rispetto al presente che stiamo vivendo, allora tutto può veramente accadere.

È ciò che Daisaku Ikeda, ispirandosi al Buddismo di Nichiren Daishonin, chiama Rivoluzione Umana:

 “La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”. 

La nostra Rivoluzione Umana deve avere come fine l’ampliamento del nostro cuore e della nostra Vita – c’è spazio in noi, infinito spazio per accogliere tutti gli altri esseri viventi dell’Universo.SDC-Footer

È compito di ognuno di noi contrastare e trasformare, con l’esempio personale, avvenimenti di questo genere.

Lo ripeterò all’infinito, anche se il mio messaggio non dovesse arrivare tanto lontano.

È la mia missione, ciò che mi fa alzare dal letto la mattina, il modo in cui voglio vivere la mia Vita, in prima persona, anche se dovessi essere da solo.

Credo e agisco per un mondo multietnico, multiculturale, ricco e vario, dove ognuno sia libero di muoversi e di conoscere gli altri, in piena sicurezza e legalità.

Oggi siamo tutti Emmanuel, non come Nigeriano, o immigrato, o perché vittima di oggi del razzismo italiano, ma come esponente dell’umanità ferita a morte da questi tristi avvenimenti.

Alimentiamo la speranza, facciamo diventare la nostra scintilla universale un grande fuoco mondiale.

Buon cammino, grazie Emmanuel

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