Camminare insieme

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Questo ultimo avvenimento a sfondo razzista ha sconvolto un po’ tutti, almeno coloro che hanno già una coscienza allargata verso il resto del mondo e vedono l’accoglienza come un valore piuttosto che un pericolo.

Siamo tutti d’accordo sul fatto di condannare il gesto e punire, secondo legge, il responsabile.

Viviamo insieme seguendo delle leggi, è giusto rispettarle, per quanto basterebbe solo un po’ di buon senso e senso civico per evitare di essere dannosi alla società e alla Vita.

È importante far rispettare le leggi e di conseguenza assicurare la certezza della pena a chi si macchia di questi crimini.

Tuttavia, credo sia ulteriormente importante aiutare chi vediamo in difficoltà, sia esso vittima o carnefice, e mettere l’attenzione anche sui motivi scatenanti, al di là della “tradizione fascio-razzista” che ci portiamo dietro, che spingono a compiere tali gesti.

In questi casi, passato il primo dolore, il profondo dispiacere e anche un po’ di rabbia che queste cronache mi causano, mi ricordo che c’è una storia dietro ad ognuno di noi, e che in ogni persona c’è il potenziale all’espressione massima di sé come Vita universale (nel buddismo di Nichiren Daishonin chiamata buddità).

Ognuno di noi, tutti quanti. E con tutti intendo proprio tutti.

Anche coloro che reputiamo cattivi, gli insignificanti, i razzisti, i fascisti, gli assassini, i ladri, alcuni politici, e chi più ne ha, più ne metta.

La società umana – l’umanità – è una famiglia.

Fondamentalmente siamo tutti cugini, e il nostro DNA e la nostra storia lo dimostrano.

Non che questo voglia dire che dobbiamo andare d’accordo con tutti.

Ma possiamo (e secondo me dobbiamo) prenderci cura di tutti. Il che non è niente di trascendentale, ma significa solo prendersi la piena responsabilità di ciò che avviene nel mondo, agendo in prima persona per renderlo sempre migliore, conducendo una Vita seguendo dei principi secondo i quali ognuno di noi è libero di crearsi la propria felicità, come meglio crede.

La prima regola è sempre: Non nuocere

Sarebbe bello se ognuno di noi si considerasse allo stesso tempo padre, madre, fratello, sorella, cugino/a, paziente e medico degli altri, e fosse sospinto in ogni sua azione dalla consapevolezza profonda di essere tutti figli della stessa Madre – la Terra – e di essere uniti da un filo invisibile ma inattaccabile, che lega misticamente tutte le nostre storie.

E sempre come avviene in una famiglia, ci si prende cura di tutti i figli, ma soprattutto del figlio che in quel momento è ammalato.

Alla fine della sua vita, il Signore Buddha si lamentò dicendo: “Presto entrerò nel nirvana. La sola cosa che turba il mio cuore è il Re Ajatashatru”. Allora il bodhisattva Kashyapa gli chiese: “Ma dal momento che la grazia del Buddha è imparziale verso tutti gli esseri, la tua preoccupazione in punto di morte dovrebbe concepirsi nella compassione verso tutta l’umanità. Perché sei preoccupato solo per il Re Ajatashatru?”
Allora il Buddha rispose: “Immagina che una coppia abbia avuto sette figli, e che uno di questi si ammali. Certo, i genitori amano tutti i figli allo stesso modo, ma quel padre e quella madre si preoccuperebbero sicuramente di più per il loro figlio malato”. 
Per il Buddha, siamo tutti suoi figli. E proprio come i genitori che si preoccupano di più per il loro figlio malato, il Buddha era preoccupato per il destino di un uomo malvagio, corrotto al punto di arrivare ad uccidere i propri genitori e di trasformarsi in un nemico dell’insegnamento del Buddha. (….). Se solo potessi salvare il Re Ajatashatru, allora tutti gli altri uomini malvagi potrebbero salvarsi”, così si lamentava il Buddha. (tratto da: “L’inverno si trasforma sempre in primavera”- Nichiren Daishonin)

Una visione utopistica, lo so – ma cosa sarebbe la Vita senza l’utopia?

Vorrei semplicemente dire che non giustifico il gesto, questo spero si sia capito, ma provo compassione per la persona che lo ha commesso. Mi chiedo quale vita abbia alle spalle, quali influenze abbia avuto e soprattutto quali scelte abbia fatto, che lo abbiano portato ad incrociarsi in quel modo con Emmanuel.

Perché non è Emmanuel, ma quello che lui rappresentava per il suo omicida.

Cosa fare?

Cosa può fare la famiglia umana per prendersi cura dei propri figli, che invece di remare insieme agli altri, in uno spirito di cooperazione, condivisione e rispetto, portano avanti credenze che li portano a compiere gesti che minano la stabilità della barca comune?

Imparare dai propri errori, certo –per quanto l’umanità non sia stata mai tanto brava in questo.

Mettere in carcere il responsabile, isolandolo dal resto della comunità – questo è ciò che di solito facciamo, dato che non abbiamo più a disposizione la pena di morte. Ma anche questo non mi pare funzioni molto bene come rimedio.

Personalmente non credo che il carcere sia la soluzione migliore, in questo caso come in altri (magari proprio in casi estremi). Vedo l’isolamento forzato di una persona come un atto di barbarie e tortura che non fa altro che esacerbare il problema, il quale si riverserà, più potente, sulla società tutta.

Il carcere e l’isolamento dalla società puniscono l’effetto, ma non risolvono la causa.

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Forse potrebbe funzionare lo sviluppo della compassione personale. Andare oltre la punizione per gli errori commessi, aiutando il fratello disperso a ritrovare la Via. Prima di tutto agendo personalmente nella società come input positivo, diffondendo quella cultura di rispetto e accoglienza che tanto ci manca.

O forse sono i servizi alla società che potrebbero funzionare. Decisi caso per caso. Perché chi commette un reato, consapevolmente o guidato dalla rabbia e dall’ignoranza, ha bisogno di comprendere alla radice le cause delle sua azioni, così da non ripeterle più. Non perché costretto o frenato dalle leggi, ma perché avrà sviluppato una propria coscienza, avrà iniziato, con l’aiuto di tutti, ad alimentare la sua propria e unica scintilla universale, allargando la sua mente, il suo cuore e la sua Vita.

Per un caso come quello di Fermo, io manderei il fautore a prestare servizio gratuito ad un centro di accoglienza immigrati, dove potrà forse comprendere che queste persone sono esattamente come lui, che cercano le stesse cose che cerca lui e che soprattutto la maggior parte di loro è guidata da benevole intenzioni di ricerca della propria felicità – come tutti quanti “noialtri”.

Sostenere più che punire.

Perché ogni Vita è un prezioso cammino, e non va sprecata.

Perché anche se la strada è spesso dissestata, confusa, pericolosa, e a volte si inciampa, facendoci male e facendone anche agli altri, sarebbe bello essere consapevoli di star camminando insieme , ognuno con i propri mezzi e capacità, ma sostenendoci l’un l’altro

Peace

E questo, solo l’Amore può farlo

Buon cammino

 

 

 

 

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