Sentirsi straniero 4 – Un giorno intero a Teheran (cont.)

20170810_173359.jpg Il nome di Teheran è citato in scritti storici del 1220 e del 1275. Entrambi la descrivono come una “città commerciale” (qurā) e persino come “città commerciale importante (qariya kabira), suddivisa in dodici distretti (mahaleh). L’economia della città a quel tempo era basata sul commercio di frutta e verdura che crescevano nei giardini della città, irrigati con sistemi tradizionali (come qanat e kariz) con le acque provenienti dalle montagne vicine. 

In questa prima giornata nella capitale siamo andati a visitare i luoghi del potere e ad ammirare lo sfarzo dei re persiani prima della rivoluzione. Ogni re e ogni potente nella storia, in ogni dove, non ha esitato a dare sfogo allo sfarzo, a questa manifestazione di potenza e ricchezza attraverso palazzi enormi e lussuosi.

20170809_101053.jpgLuoghi bellissimi e meravigliosi, come le foto riescono a dimostrarci; luoghi che rimangono, a mio umile parere, a monito per ricordarci quanto sia in realtà assurdo ostentare la propria potenza nel mondo attuale. Alla fine, tutti coloro che si sono auto celebrati e si sono elevati sopra agli altri non hanno fatto una bella fine. Come si dice “chi si loda s’imbroda”.

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Gli iraniani sono un popolo sereno, trasmettono pace, almeno ai miei occhi.
Tutto mi sembra, tranne ciò che ci raccontano i media, specialmente riguardo le mire imperialistiche o il desiderio di “portare terrore” nel mondo. È incredibile come vengano fuori i condizionamenti che ci hanno inculcato.
Voglio dire, non andremmo negli USA pensando che il popolo americano possa avere mire terroristiche – ma poi andiamo a vedere cosa concretamente ha fatto l’America da quando i primi pellegrini sono sbarcati sulle sue coste e non possiamo negare l’enorme gravità dei suoi atti terroristici, contro le popolazioni locali prima, e contro tanti paesi “sgraditi”. È un fatto.
Anche perché, chi è il vero terrorista? Colui che porta il terrore per soddisfare i propri interessi e per “rubare” le risorse di un paese – questo è il vero terrorista, non chi si difende dalle mire imperialistiche di altri paesi.
Il problema, per noi, è che siamo stati abituati ad avere questa visione di “occidentali buoni” contro tutto il resto del mondo selvaggi e cattivi. La Terra è sempre stata il nostro giardino privato, gli autoctoni andavano semplicemente assoggettati e/o eliminati.
Chi ha un minimo di coscienza e di umanesimo non può più accettare questa visione Occidente – Oriente (o Nord-Sud).

L’ignoranza della storia non è più accettabile. Nessuno può più giustificare la propria ignoranza. Abbiamo tutti accesso a tutta l’informazione e a tutta la storia.
L’ignorante, potenzialmente in grado di colmare la propria ignoranza, che decide consapevolmente di restare tale non ha diritto più ad alcuna scusante.ignorance

La tecnologia che tutti abbiamo ci permette l’accesso a tutto il sapere umano e noi la usiamo, come diceva un amico, per pubblicare gattini e offenderci l’un l’altro.

Un po’ limitante nonché irritante nevvero?

Ma torniamo ai Persiani…
Sono un popolo cresciuto in un crocevia di culture e sopra ad una miniera d’oro.
Vivono in una terra dove la religione governa l’esteriorità, una terra dove i giovani, però, vogliono vivere di emozioni profonde, di cultura e di viaggi.
Tutti coloro con cui parliamo, specialmente i giovani, sono convinti che questa situazione cambierà. Sarà dal basso che cambierà questa società, non con i diktat di altri paesi o con le imposizioni interne della religione.

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Ci sono delle cose veramente meravigliose in giro… una tra tutte, i tappeti fatti a mano.

La grandiosità di questa tecnica, che dimostra un certosino lavoro di pazienza e amore, mi lascia senza parole – sarà che io non sono mai stato bravo nei lavori che richiedessero un’estrema pazienza. non erano nemmeno troppo cari a dirla tutta, prezzi abbordabili – ma non me la sono sentita di acquistarli, sarebbe stato troppo difficile scegliere. Ad ogni modo, avrei scelto quello che vedete qui sotto.

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L’America e l’Iran
L’America. Ce l’hanno mostrata come il “buono” contro il “cattivo” Iran. Credo che conosciamo troppo poco queste dinamiche internazionali per addentrarci nella loro analisi, almeno io. Se vi interessa sono sicuro che potete trovare ben più complete e autorevoli informazioni da altre parti.
Quello che posso dire da visitatore, è che l’America ha dimostrato varie volte di seguire modalità non proprio rispettose per perseguire i propri interessi, ha provocato guerre e la morte di tante persone. Non solo nei riguardi dell’Iran, ma del mondo intero.
L’Iran, chi ha mai attaccato? Basti pensare alla guerra Iran/Iraq, iniziata con l’invasione dell’Iran da parte dell’Iraq, quest’ultimo supportato proprio dagli USA.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_Iran-Iraq

Nonostante questo, a noi occidentali è stato insegnato che l’Iran è un cattivone, uno stato canaglia.
Un’altra dimostrazione di come sia importante studiare la storia personalmente, per crearsi la propria idea e non seguire solamente ciò che ci viene detto.
L’America non ha ambasciata a Teheran. Lo abbiamo imparato dal film Argo. Film ben conosciuto qui in Iran e bollato, sorridendo, con un “it’s just entertainment”. Tanto di cappello per la serenità. In quel film vengono ritratti come assetati di sangue americano… ulteriore dimostrazione che questo popolo vuole veramente vivere in pace (ovviamente ci sono le eccezioni, gli integralisti, gli “arrabbiati”, ma sono la minoranza) e che sopporta, con un sorriso, quanto viene buttato loro addosso, sicuri di ciò che loro sono veramente.

Ma non divaghiamo. Nel luogo della rivoluzione, dove sorgeva l’ambasciata americana Tehran, ora c’è un enorme edificio apparentemente abbandonato. Un palazzo gigante lasciato, credo volutamente, allo sbando, utilizzato come area per esposizioni di immagini/murales/dipinti anti-americani, che non lasciano spazio all’immaginazione e con fuori la scritta DOWN WITH USA. Più chiaro di così. Direi che non possiamo semplicemente asserire che siano gli iraniani ad avercela senza motivo con gli statunitensi. Dobbiamo andare a studiare la storia, scevra da ogni influenza e interesse politico ed economico. Esiste, basta cercarla e leggerla con l’intenzione di sapere, di comprendere, non per giudicare o cercare conferme.
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Il Bazar
Credo che la parte più bella di oggi sia stato il passaggio nel piccolo bazar – quello grande sarà domani. 15(18)Un’esplosione di vita! Frutta, spezie che diffondono aromi antichi ed inebrianti, donne e uomini nel pieno della loro vita quotidiana, mantenendo quel contatto tra le persone che anche da noi si respirava nei mercati popolari – e che purtroppo, nei nostri asettici supermercati abbiamo perso. Mi ricordo che fin da bambino mia mamma mi raccontava di quando andava a fare spesa al mercato centrale di Firenze. SCE4185.jpg

Prima insieme a sua mamma, poi da sola. Sempre presso le solite bancarelle, fare la spesa era un’opportunità di contatto sociale – ci si scambiavano notizie, pettegolezzi, novità.

Si ritrovavano gli amici, era il social network del passato.

I giovani
Ci sono tanti giovani in giro. L’Iran è un paese giovane. La popolazione iraniana è mediamente molto giovane: l’età mediana è di soli 27 anni e nella fascia che va dai 15 ai 24 anni è compreso il 22% della popolazione (in Italia nella stessa fascia d’età ritroviamo meno del 10% della popolazione – fonte ISTAT). Nonostante il forte desiderio di mantenere le loro tradizioni, grazie anche al fatto che questo paese è rimasto isolato dall’Occidente, i giovani guardano ad Ovest. Vogliono occidentalizzarsi, lo si vede dai cellulari, dagli abiti, dalle bevande, dalle parole francesi ed inglesi che entrano nel loro vocabolario, dalla voglia di quella libertà che vedono in noi e che noi crediamo di avere. Liberi, sì, ma dentro un recinto che standardizza ogni persona ad un modello precostituito indirizzato solo verso il commercio e il possedere beni materiali.
Io dico mentre li vedo: restate come siete, non perdete la vostra storia e la vostra identità. Preservatela e diffondetela, come un tesoro da scambiare con gli altri e non come un modello a cui anche gli altri si devono riferire.
Perché anche in occidente siamo sotto un fondamentalismo mascherato da democrazia. Abbiamo rinunciato a noi stessi in cambio di beni materiali, molto spesso inutili, rendendo la nostra anima arida verso il prossimo.
Non è ciò che sento qui. Credo che lo spirito di base di ogni popolo comprenda l’accoglienza dello straniero che viene in pace. Straniero con cui confrontarsi per crescere insieme e non da cui difendersi. L’atteggiamento occidentale di rendere “tutti uguali” ci ha, anno dopo anno, reso personaggi anonimi che hanno paura di perdere un’identità che non conoscono più.

To be continued….

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