Funerali di Stato (Cattolico)

Giornata di lutto nazionaleSi sono svolti ieri, sabato 18 agosto 2018, alla Fiera di Genova, i funerali di stato delle vittime del disastro del crollo del ponte Morandi con decisione (corretta secondo me) di proclamare Lutto Nazionale. Solo 18 su 38 famiglie hanno deciso di aderire a tali funerali, le restanti 20 famiglie hanno scelto la funzione privata – tanti dicono per manifestare rabbia e frustrazione verso lo Stato considerato assente nella protezione dei propri cittadini.

Tanti, forse troppi, hanno detto la propria opinione su questa tremenda faccenda, dando subito colpe e responsabilità e inquinando quel silenzio doveroso di vicinanza che ogni comunità dovrebbe esprimere in momenti di profondo lutto come questo. È proprio dalla risposta che ognuno esprime in momenti così che siamo in grado di comprendere il livello di coesione di una società. L’Italia si è dimostrata, ancora una volta, un paese fortemente diviso e pronto a combattersi su ogni questione in maniera spesso distruttiva. Una società che agisce diversamente da ciò che vanta con orgoglio di avere scritto nella propria Costituzione.

Per rispetto di me, necessito di esporre alcune considerazioni relative ai funerali di stato avvenuti ieri alla Fiera di Genova. Forse ho solo desiderio di far notare che ciò che riteniamo ovvio debba accadere in tale situazione, è in realtà incongruente con ciò che sulla Carta abbiamo scritto.

Lo Stato italiano è una Repubblica democratica laica e aconfessionale, senza cioè una religione ufficiale, sebbene manchi nella sua Carta costituzionale una chiara ed espressa previsione del principio di laicità come, al contrario, avviene in altri Stati (si pensi all’art. 1 della Costituzione francese) che si professano apertamente «laici». Specifici articoli regolano i rapporti con lo Stato Vaticano, per assicurare la non esistenza di una “religione di stato”, abrogata nel 1984 (Accordo di Villa Madama).

Ad ogni modo, nonostante tutte le leggi, concordati, patti e accordi fatti per separare lo Stato dalla Chiesa Cattolica, riconosciamo che quest’ultima, con i suoi personaggi e i suoi riti, sia profondamente radicata ed influente nella nostra italica società. Si veda anche solo tutta la discussione su crocifisso SI / NO.

Ho seguito per un bel po’ i funerali di Stato, facendo zapping tra i vari canali che li trasmettevano in diretta (praticamente tutti, RAI, Mediaset e LA7), prima di spegnere per la desolazione e la rabbia che mi prendeva.

Ciò che tutti abbiamo visto e sentito è stata niente di più e niente di meno di una funzione cattolica, presieduta in questo caso addirittura dal Cardinale di Genova, Angelo Bagnasco.

Dopo questa pippa di introduzione, arrivo al punto.

Per come la vedo io, seguendo un principio di laicità (come visto, mancante in chiare lettere nella nostra Carta), i funerali di Stato dovrebbero essere presieduti dal Presidente della Repubblica, all’interno di un Palazzo dello Stato, senza simboli religiosi, ma solo della nostra italica comunità.

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Il Saggiatore.com

 

Vedere il nostro Presidente della Repubblica, colui che dovrebbe essere la Guida del popolo italiano, così asservito e penitente di fronte al rappresentante di uno Stato estero (il Vaticano), mi ha fatto ulteriormente comprendere come, al momento, sia ancora impossibile parlare di società italiana, libera e indipendente, nel suo complesso.

Ciò che è ritenuto normale (funerali di Stato seguendo il rito cattolico), in realtà, se ci pensiamo bene, non lo è. Perché il commiato di uno Stato laico ai suoi fratelli e sorelle non può essere quello di un credo religioso – anche se hanno permesso all’Imam di effettuare il suo “saluto” alle due vittime fedeli di questa religione (sempre però all’interno della Chiesa allestita alla Fiera).

Le 20 famiglie che non hanno partecipato ai funerali di stato, hanno celebrato le loro funzioni in forma privata (come visto dai TG, sempre seguendo il rito cattolico). Quindi il loro rifiuto era veramente per protesta verso lo Stato, quindi verso tutti – la società è diventata un nemico. Se non puoi fidarti del tuo vicino, vivrai sempre nella paura e la paura genera odio e violenza.

Mi sarebbe piaciuto di più che il rifiuto delle 20 famiglie fosse stato di compiere il funerale (di stato) con il rito cattolico. Ma probabilmente in questo momenti sei talmente pieno di rabbia verso le istituzioni, identificate come nemico numero 1, che il rito con cui viene svolto il funerale è forse la tua ultima preoccupazione.

Ci dimentichiamo, però, che lo Stato siamo tutti noi e che ogni mancanza che esprime un’amministrazione, rispecchia solo ciò che i singoli cittadini esprimono e creano ogni giorno. Se lo Stato diventa il nemico, chi può essere nostro amico? Così ci chiudiamo sempre più nel nostro ristretto cerchio di amicizie e affetti, vedendo nemici ovunque. Cosa può portare questo, se fatto da milioni di persone, ad un Sistema Paese? Solo odio, intolleranza, distanza, sfiducia, disgregazione sociale.

Ai funerali di Stato vorrei vedere parlare gli amici e i parenti delle vittime, vorrei che sfilasse la società civile in tutti i suoi colori e professioni, vorrei che si ascoltasse e suonasse della musica popolare e soprattutto vorrei che le istituzioni, Presidente in primis, portassero la loro volontà di lavorare per migliorare sempre di più la nostra vita e la nostra unione, nella buona sorte (condivisione)  e nelle tragedie (supporto fisico, materiale e spirituale). Un ponte che crolla non distingue se sei ricco, povero, musulmano, cattolico o buddista. Per questo motivo, i funerali di uno Stato veramente laico dovrebbero essere l’occasione per il saluto di tutti i cittadini ai propri fratelli e sorelle scomparsi in una tragedia che riguarda TUTTI, indistintamente, al di là del credo religioso.

Come Stato, celebriamo le nostre feste solo attraverso i riti cattolici o le parate militari, anche quando i  militari non c’entrano niente. Vedi il 25 aprile (Festa della Liberazione dal Nazifascismo, 1945, raggiunta grazie ai partigiani, la gente comune), sfilano i militari. Lo stesso vale per il 2 giugno (Referendum Repubblica – Monarchia del 2 giugno 1946), in cui furono i cittadini (e per la prima volta le donne) a rinunciare al Re. Anche in questa occasione, sfilano i militari.

Siamo Stato e comunità, solo quando dobbiamo piangere i nostri scomparsi dentro una Chiesa cattolica e solo quando vediamo la nostra bandiera sulle divise dei nostri giovani, o sulle maglie della Nazionale?

Venezia, Italia-25 aprile 2017: parata militare in Piazza San — Foto Stock

Venezia, 25 aprile 2017

Non abbiamo eventi o celebrazioni in cui la tutta la società di ritrova, senza armi, senza faziosità, senza accuse reciproche solo per manifestare la propria unione.

L’Italia è ancora ben lontana da questo traguardo.

La nostra mancanza di laicità (che si intende come rispetto delle scelte religiose di tutti, essendo affare privato) è una delle cause della nostra divisione. Sta ad ogni singolo cittadino richiederla, anche al più fervente religioso, proprio perché così eviteremmo di far sentire alcuni privilegiati e altri svantaggiati e tutta la società ne beneficerebbe.

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Uno Stato veramente laico, avrebbe il Presidente della Repubblica a guidarlo e a consolarlo, non un prete, un cardinale o un Imam. Il Presidente della Repubblica deve poter esprimere il suo ruolo di guida del popolo, unendo i suoi concittadini sotto l’unica bandiera che ci riunisce tutti.

Ognuno poi, in libertà, può decidere se fare anche un rito religioso in forma privata. Un po’ come avviene per il Matrimonio no?

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La laicità ricercata e difesa darebbe un gran contributo positivo alla nostra coesione e al benessere sociale.

Il Presidente della Repubblica dovrebbe essere la Guida morale di un popolo

Il Presidente del Consiglio, l’amministratore delegato del Sistema Paese

I rapporti con Dio, Allah, il Multiverso o Jehovah devono essere messi tutti sullo stesso piano e regolamentati nel Sistema Paese, ma considerati affare privato di ognuno e non entrare nelle questioni che riguardano il popolo in quanto tale.

“Quando la loro vita giungerà al termine, esse (le persone N.d.R.) saranno accolte dalle mani di mille Budda che le libereranno da ogni paura e impediranno loro di cadere nei cattivi sentieri dell’esistenza”
(Nichiren Daishonin, L’eredità della Legge Fondamentale della Vita, 1272)

Buona Laicità

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