Il segreto per non avere paura – una storia zen

paura

Un allievo si lamentava con il suo maestro perché non riusciva a raggiungere nulla di stabile dentro di sé. “La colpa è tua” gli rispose il maestro. “In cosa sbaglio? Cosa mi manca?”, domandò l’allievo.
“Vieni con me, e te lo mostrerò”. Il maestro chiamò un altro discepolo, che era cieco, e tutti e tre si recarono sulla montagna, in un punto in cui uno stretto tronco era stato gettato su un burrone. “Attraversa!” disse il maestro al primo monaco. Il poveretto guardò il fondo del burrone, poi il debole tronco, e infine rispose: “Non posso: ho paura”. Allora il maestro si rivolse al discepolo cieco e gli diede lo stesso ordine. Il monaco attraversò il burrone senza esitare. “Hai capito?” domandò il maestro al primo monaco.

Il coraggio di essere se stessi (da “La Teca”)

Se consideriamo una filosofia soltanto come un’ideologia, a cosa può servirci? Esattamente a nulla. “Merde!” avrebbe esclamato Monsieur Gurdjieff nel suo francese “biascicato” quando viveva a Parigi.
Non serve a niente. E noi corriamo questo rischio costantemente. Abbiamo delle idee… ma poi, al momento di metterle in pratica, le smentiamo e ci tiriamo indietro!
Franco Battiato in una delle sue canzoni canta “le valli dell’incostanza, le valli dell’incoerenza…”, una caratteristica primaria dell’individuo.
Gurdjieff, invece, la pensava diversamente: l’incoerenza potrebbe essere sconfitta se solo avessimo coraggio… Avere coraggio non significa soltanto lottare contro la propria incostanza, ma vuol dire anche mostrarla, accettarla, essere se stessi senza nascondersi. E questo sarebbe non solo un ottimo frutto del nostro lavoro, ma anche un segno evidente del nostro voler lottare contro una caratteristica tipicamente umana: la vergogna. Vi ricordate il racconto della Genesi? La vergogna è il primo frutto della separazione. Quanto la vergogna ha influenzato e determinato la tua vita? Dobbiamo imparare a fare il viaggio “all’indietro”, tornando in quella fertile mezzaluna dove Adamo parlava con Dio, ogni sera, al tramonto.
Monsieur Gurdjieff non aveva questa caratteristica. Ha sempre avuto il coraggio di essere se stesso, in ogni circostanza. E ci vuole un gran coraggio per riconoscere i propri limiti, mostrandosi per quelli che si è… Ma noi questo coraggio lo trasformiamo troppo spesso in arroganza.

Il fantasma della moglie – storia di ordinaria illusione

Una giovane moglie si ammalò e stava per morire: “Ti amo così tanto”, disse a suo marito, “non voglio lasciarti. Non tradirmi con nessun’altra donna. Se lo farai, ritornerò come fantasma e ti procurerò problemi a non finire.”
Presto la moglie spirò. Il marito per i primi tre mesi rispettò il suo ultimo desiderio, ma poi incontrò un’altra donna e si innamorò di lei. I due si fidanzarono. Subito dopo il fidanzamento, ogni notte un fantasma appariva all’uomo, biasimandolo per non aver mantenuto la sua promessa. Il fantasma era anche abile. Gli raccontava esattamente quello che era accaduto tra lui e il suo nuovo amore. Ogni volta che faceva un regalo alla sua fidanzata, il fantasma lo descriveva nei dettagli. Ripeteva persino le loro conversazioni e disturbava l’uomo al punto che questi non riusciva più a dormire.
Qualcuno gli consigliò di sottoporre il suo problema ad un maestro che viveva vicino al villaggio. Alla fine, disperato, il pover’uomo andò a cercarlo per chiedere il suo aiuto. “La tua prima moglie è forse diventata un fantasma e sa tutto quello che fai”, commentò il maestro. “Qualunque cosa tu dica o faccia, qualunque cosa tu regali alla tua amata, lei lo sa. Deve essere un fantasma molto saggio. Dovresti ammirare un fantasma del genere! La prossima volta che apparirà, proponile un affare. Dille che è così abile che tu non riesci a nasconderle nulla e che se risponderà a una tua domanda, le prometterai di rompere il tuo fidanzamento e vivrai da solo.”
“Qual è la domanda che devo porle?” chiese l’uomo. Il maestro rispose: “Prendi una bella manciata di fagioli e chiedile quanti ne hai esattamente in mano. Se non sarà in grado di dirtelo allora saprai che è solo un’invenzione della tua immaginazione e non ti darà più fastidio”. La notte successiva, quando il fantasma apparve, l’uomo iniziò ad adularlo, mostrandosi ammirato per il fatto che sapesse sempre ogni cosa. “Infatti” rispose il fantasma “so anche che oggi sei andato a far visita a quel tal maestro”. “Dato che sai così tante cose”, disse l’uomo, “saprai anche quanti fagioli ho in mano!”
Non ci fu più nessun fantasma a rispondere alla domanda.

Il Cavaliere ed il serpente – l’operato di una persona saggia

C’è un proverbio che dice:
“L’opposizione dell’uomo di conoscenza è preferibile all’approvazione dell’imbecille”.
Questa verità è messa in evidenza dalla tradizione dei saggi che hanno trasmesso il racconto del cavaliere e del serpente.
Un cavaliere vide dall’alto del suo cavallo un serpente velenoso infilarsi nella bocca e scomparire nella gola di un uomo addormentato. Subito si rese conto che se quell’uomo avesse continuato a dormire, il veleno lo avrebbe sicuramente ucciso. Di conseguenza prese a frustare il dormiente fino a che si svegliò. Non avendo tempo da perdere lo trascinò a forza sotto un albero ai piedi del quale c’erano delle mele marce; lo costrinse a mangiarle, poi lo obbligò a bere lunghi sorsi di acqua del ruscello. Mentre cercava continuamente di divincolarsi, l’uomo gridava al cavaliere: “Che ti ho fatto, nemico dell’umanità, per meritarmi un simile trattamento?”
Al calar della notte, finalmente, l’uomo stramazzò a terra esausto e vomitò le mele, l’acqua e il serpente. Quando vide ciò che era uscito dal suo corpo, capì quanto era accaduto e implorò il perdono del cavaliere. Questa è la nostra condizione. Leggendo di questi fatti, non confondete la storia con l’allegoria, né l’allegoria con la storia. Coloro che hanno ricevuto la conoscenza hanno in cambio delle responsabilità. Coloro che non l’hanno ricevuta non ne hanno, indipendentemente da ciò che pensano. L’uomo che era stato salvato disse al cavaliere: “Se mi avessi avvertito, avrei accettato di buon grado il tuo trattamento”.
“Se ti avessi avvertito”, rispose il cavaliere, “non mi avresti creduto, oppure saresti rimasto paralizzato dalla paura o saresti fuggito. Oppure ancora ti saresti riaddormentato per cercare l’oblio. E non ci sarebbe stato più tempo”.
Spronando il suo cavallo, il misterioso cavaliere si allontanò al galoppo.